È possibile amare chi la pensa in modo opposto? È la domanda di due spettacoli complementari ospitati dal Festival Life dell’associazione culturale Zona K a Milano che si è appena concluso.
C’è tutta una vasta letteratura sull’amore come sintesi dei contrari caratteri. È tradizione arcaica (Da Eraclito in giù) passata nella saggezza popolare. Le scienze psicologiche la spiegano con fantasmi inconsci (Lingiardi, “Farsi male”). Ci attrae certo più spesso il nostro simile, e questo – in amore ma soprattutto in politica, nei valori, sta creando una società della polarizzazione, ed è questo il tema che ha attraversato tutta la rassegna “Life”. Organizzata da Zona K, centro di produzione e diffusione culturale che dal 2011 a Milano ha costruito uno spazio dedicato allo scambio tra diverse discipline artistiche, che ha avuto molti remi e riconoscimenti, sotto la direzione artistica Valentina Kastlunge e Valentina Picariello e il festival Life giunto alla terza edizione ne è sintesi e prolungamento con proposte nazionali o internazionali sempre stimolanti.
Il tema di quest’anno è urgente, la polarizzazione delle parti sociali e politiche mina il patrimonio radicato di dialogo e democrazia che proprio il teatro ha contribuito a fondare nella sua radice ellenica. Costruiamo bolle o comunità che autoescludono le altre, facendo perno ognuna su identità, su valori che considera giusti (e non negoziabili), con eco amplificato da algoritmi, radunati per “Confirmation Bias” (pregiudizi di conferma). Il Festival Life è stata occasione per misurare in presenza questo vulnus.









