Abbiamo interrogato una filosofa per capire cosa sia rimasto, di questo racconto sentimentale collettivo celebrato nel giorno in cui cade San Valentino

di Sarah Barberis

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Dio è morto e anche l’amore non si sente tanto bene. Almeno un certo tipo di amore, quello romantico. Quindi, cosa ci resta? Annalisa Ambrosio, filosofa e direttrice dell’Academy della Scuola Holden, ha scritto un libro per Einaudi che solo una persona con una certa tenacia poteva arrischiarsi a mandare alle stampe: L’amore è cambiato. L’era post-romantica. Un punto di approdo di diverse riflessioni sull’amore contemporaneo, un tentativo poetico e filosofico di intercettare i movimenti di questo animale camaleontico a cui noi ostinatamente continuiamo a dare il nome di amore. In questa intervista, le abbiamo chiesto di guardare, con postura da filosofa, alcune relazioni celebri, per capire se rispondano a un canone del nuovo amore, se sia possibile trovare scaglie residue di questo racconto sentimentale collettivo celebrato nel giorno in cui cade il fatidico San Valentino. Però, quando poi ci siamo incontrate per l’intervista, mi ha detto che ci aveva provato, ma era stato impossibile: “All’amore romantico non crede nessuno di noi, sappiamo tutti bene che quella coppia di Hollywood è destinata a finire tra poco e neanche per un secondo questa consapevolezza ci elude. Sappiamo che i reali d’Inghilterra hanno un protocollo emotivo a cui aderire e che davvero potrebbe nascondersi qualsiasi tipo di accordo pratico dietro l’unione più stretta. Non è più quello il racconto che fa presa nel nostro immaginario”.