Brandelli di vita non fanno una vita intera, soprattutto con le cuciture slabbrate e le esperienze dell’incompletezza. Noè Simenoni convive, male, con le contraddizioni dell’esistenza, iniziate appena venuto alla luce con l’imposizione erronea di quel nome che nell’infanzia lo rende oggetto di scherzi e scherni. Possiede qualità intellettuali e di carattere che non emergono, galleggia ma non naviga nelle acque agitate della vita, che non vive e subisce in una mediocrità partecipe e complice. Poi all’improvviso, tutto può cambiare. Finché durerà la terra (Rizzoli, Milano 2026, pp. 350, euro 19,00) parte da un passo della Genesi esplicitato in esergo e si sviluppa nella trama intrigante di un romanzo che Giovanni Grasso fa oscillare tra generi diversi che trovano l’equilibrio della complementarietà e una sua armonia non scontata. Noè non ha una famiglia se non quella della sorella Valeria e della nipotina Greta, non ha una casa se non quella di Valeria e Greta, non ha una donna che non ha mai cercato, non ha un lavoro perché per vivacchiare dà ripetizioni di latino a studenti svogliati e disinteressati che non impareranno mai la bellezza e le lezioni dei classici e desiderano solo strappare il 6 risicato a scuola.