Giornata gayssima. Maschi, corpi, amore e guerra. Come si diceva una sessantina d’anni fa: fate l’amore, non fate la guerra. Oggi bisognerebbe tornare a insistere su questo tasto. Se ne gioverebbe il mondo.
COWARD di Lukas Dhont (Concorso) – Ultimo di tanti figli di Cannes, dove coi primi due film ha vinto qui la Caméra d’or, come miglior prima, e il Gran Premio speciale della Giuria, Lukas Dhont, giovane regista belga, porta stavolta “Coward” una storia d’amore tra due soldati al fronte della I Guerra Mondiale. Siamo nel 1916 e Pierre arriva nella sua nuova compagnia, dove oltre ai combattenti e agli ufficiali, si annovera una squadra teatrale, composta da militari in qualche modo resi inservibili, spesso chiamata a spettacoli en travesti per allietare la truppa, a capo della quale c’è Francis, con un futuro da sarto come il padre, ma soprattutto con una spettacolare verve assai queer sull’estemporaneo palco. Tra i due ragazzi scoppia la passione e tra una battaglia e l’altra e il desiderio di disertare, nonostante il rischio, finiscono col perdersi e ritrovarsi anni dopo, quando Pierre entra appositamente nella sartoria per farsi imbastire un nuovo vestito. Assai meglio la prima parte, dove il contrasto tra corpi mutilati e corpi esuberanti (una buona scena di sesso), campi di battaglia e letti improvvisati, la morte e la vita non conoscono separazione. Purtroppo troppo debole la parte finale, quando spenti gli echi delle mitragliatrici, la storia d’amore vibra nella più convenzionale scansione, confermando Dhont regista, come si direbbe qui, dal facile tocco “larmoyant”. Voto: 5,5.










