di
Paolo Mereghetti
Giovedì si sono sfidati a Cannes due film sul tema dell’omosessualità maschile
Giovedì si sono sfidati a Cannes due film sul tema dell’omosessualità maschile. Lo spagnolo La bola negra (La pallina nera, che fa diretto riferimento al romanzo incompiuto di Federico García Lorca) dei registi Javier Calvo e Javier Ambrossi racconta come, negli anni Trenta della guerra civile spagnola e nella Madrid di oggi, quel testo perduto abbia attraversato numerose vite, prima quella di un combattente per la Repubblica fatto prigioniero dai franchisti e che fa innamorare uno dei suoi carcerieri e poi, ai tempi nostri, quella del nipote del nazionalista fascista che trova il testo perduto di García Lorca insieme alla scoperta dell’omosessualità del nonno, entrambe queste storie inframmezzate dalla messa in scena di quello che doveva raccontare La bola negra. Prodotto con abbondanza di mezzi e di comparse, compresa una divertita esibizione canora di Penelope Cruz come sciantosa franchista e di Glenn Close come critica letteraria, il film ha più di una bella intuizione (il bombardamento «sbagliato» del villaggio, la componente omoerotica dei soldati franchisti) anche se a volte sembra perdersi dietro poeticismi ridondanti e compiaciute sottolineature gay.










