Lukas Dhont, belga, trentacinque anni è un regista «nato» sulla Croisette, qui ha presentato il film d’esordio, Girl (2018) premiato con la Caméra d’or, e il successivo Close (2022) che ha vinto il Grand Prix della Giuria per essere poi candidato dal Belgio agli Oscar. Coward era dunque molto atteso.

ANNUNCIATO come un «film sulla Prima guerra mondiale», come i precedenti esplora le questioni di genere, e in particolare l’idea di «mascolinità», le sue declinazioni e l’interferenza spesso violenta in queste dei modelli tradizionali «collettivi». Che qui, appunto, vengono messi alla prova fra giovani soldati al fronte della Grande guerra, con una prima sequenza che pone subito la questione: su un treno il gruppo canta con esaltazione crescente in coro, in una eccitazione, di testosterone e paura. Quest’ultima però non è lecita, i codardi crepano come ratti dice uno. Ma quando vanno sulla linea del fronte a raccogliere i feriti e i morti, altri ragazzi come loro tremano, qualcuno pensa alla fuga, a farsi disertore anche solo per vedere un figlio nato da poco. Lì, nelle trincee di fango si può anche impazzire, e si deve tenere duro per non essere un codardo, per non venire bollati, giudicati, disprezzati ma per quanto?