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Redazione Salute

Le nuove diagnosi di Hiv riguardano il 20,8% delle donne (rispetto al 79% degli uomini) ma per loro la prevenzione resta marginale. Spesso la diagnosi arriva in età fertile quando sono alla ricerca di una gravidanza

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) relativi al 2024, le nuove diagnosi di HIV (virus dell’immunodeficienza umana) riguardano soprattutto gli uomini: 79% dei casi rispetto al 20,8% delle donne; eppure, sono proprio quest’ultime le più colpite dallo stigma sociale che ancora circonda chi ha l’infezione da Hiv ed è ancora marginale il loro accesso alla profilassi pre-esposizione (Prep), cioè l’utilizzo di farmaci antiretrovirali in persone HIV-negative. Lo segnalano gli esperti dell’Italian Conference on AIDS and Antiviral Research (ICAR), riuniti a Catania per il 18ª Congresso, organizzato sotto l’egida della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), insieme alle principali Società scientifiche di area infettivologica e virologica.

Percorsi «su misura» per gli adolescentiSpiega il copresidente del 18° Congresso ICAR, Giuseppe Nunnari, professore ordinario di Malattie Infettive presso l’Università di Catania e presidente di SIMIT Sicilia: «Il Congresso riserva un’attenzione specifica alle popolazioni vulnerabili, analizzando le peculiarità biologiche, cliniche e sociali dell'infezione nelle donne e promuovendo percorsi di prevenzione e aderenza su misura per gli adolescenti, attraverso linguaggi innovativi e il coinvolgimento diretto del mondo scolastico». laddove la diagnosi è nota e gestita».