Prevenzione, terapia e ricerca. Sono questi i tre pilastri su cui Icar – Italian conference on Aids and antiviral research – intende costruire il proprio lavoro. «Questo congresso è la voce più rappresentativa della lotta contro l’Hiv», dice con orgoglio a L’Espresso Antonella Castagna, presidente Icar e direttrice clinica malattie infettive vita-salute San Raffaele di Milano.«La caratteristica peculiare qui è che la community di medici e ricercatori scientifici si ritrova insieme a quella delle persone affette da Hiv». Tra i numerosi tavoli e dibattiti della tre giorni di Catania, con ospiti provenienti da tutto il mondo («C’è una grande apertura internazionale», tiene a sottolineare Castagna), c’è tempo per tracciare qualche bilancio assieme alla presidente.«In Italia siamo a un buon punto. Il numero delle nuove infezioni è diminuito rispetto agli anni precedenti. L’incidenza è di poco inferiore alla media europea. I dati sono quindi positivi, ma l’aspetto negativo riguarda il 60 per cento delle diagnosi che vengono fatte quando l’infezione è ormai avanzata. Il ritardo nell’accesso ai test è un tema su cui dobbiamo insistere molto».Anche perché ora i test sono molto più affidabili, come pure le cure molto più efficaci. «La terapia si può cominciare rapidamente, alcuni gruppi di ricerca propongono addirittura di partire il giorno stesso della diagnosi. Studi scientifici dimostrano che su persone che iniziano un percorso di cura e lo seguono stabilmente si riesce a inibire la replicazione del virus».Ma il grande passo in avanti va fatto per quanto riguarda la prevenzione. «Qui – continua Antonella Castagna – ci sono ancora i principali gap da riempire. Il problema è che proprio gruppi sociali dove il rischio infezione è più alto – come migranti, detenuti e sex worker – non sono né sensibilizzati né informati. Le opzioni che funzionano esistono». In particolare, ci riferisce alla PrEP, un farmaco utilizzato come profilassi pre-esposizione per le persone negative, ma a rischio contagio. «PrEP orale è una combinazione di due farmaci in una compressa che può essere presa ogni giorno oppure on demand prima e dopo il rapporto sessuale».Una medicina che, dal 2023, è diventata anche coperta dal servizio sanitario nazionale. A questa soluzione se ne è aggiunta di recente un’altra, la PrEP long-acting. Invece di una compressa da ingerire quotidianamente, si tratta di un’iniezione intramuscolare da effettuare ogni due mesi. Ma, avvisa la presidente Icar «la distribuzione della PrEP in Italia rimane ancora a macchia di leopardo. Dobbiamo riuscire a prevenire l’infezione nella popolazione ad alto rischio, e così ridurremo il serbatoio di persone che possono passare l’infezione».Castagna, infine, riflette anche sulla “questione femminile”: «La maggior parte delle persone che richiedono la PrEP è costituita da uomini che hanno rapporti sessuali con uomini e rappresentano oltre il 90 per cento delle richieste. Le donne, invece, costituiscono una percentuale molto ridotta, evidenziando la necessità di un approccio multidisciplinare che integri maggiormente la prevenzione dell’Hiv nei percorsi di salute femminile».