C’è chi scopre l’Hpv solo quando arriva una diagnosi, un controllo da ripetere, una lesione da monitorare, o la paura che qualcosa possa trasformarsi in un tumore. E spesso, solo allora la prevenzione diventa concreta. Non più una parola da campagna di sensibilizzazione, ma una scelta che si vorrebbe aver fatto prima. È anche questo che racconta il nuovo Rapporto Piepoli realizzato per Msd Italia: circa due italiani su tre che hanno avuto conseguenze legate all’Hpv e non si erano vaccinati, tornando indietro, sceglierebbero oggi la vaccinazione. Un dato che pesa, perché arriva da chi ha sperimentato direttamente cosa significa convivere con le conseguenze di un’infezione molto diffusa, ma ancora circondata da informazioni incomplete e false convinzioni. Eppure, eliminare i tumori Hpv-correlati è possibile. L’Italia aderisce allo Europe’s Beating Cancer Plan, ma resta ancora lontana dagli obiettivi fissati per il 2030: il 90% di copertura per vaccinazione e screening.

Il virus non riguarda solo le donne

Secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute, la copertura vaccinale nazionale per ciclo completo contro l’Hpv nella coorte 2009, cioè le ragazze che compivano 15 anni nell’anno di rilevazione, è pari al 70,58%, in lieve aumento rispetto al 69,57% dell’anno precedente. Ma il traguardo resta lontano. Il problema non riguarda solo il tumore della cervice uterina. L’Hpv è associato anche ad altri tumori, come quelli di vulva, vagina e ano, e interessa la salute di donne e uomini. Per questo l’eliminazione dei tumori Hpv-correlati è considerata un obiettivo prioritario di sanità pubblica. “Oggi serve una strategia nazionale condivisa che metta insieme i pilastri della prevenzione - vaccinazione e screening - accessibilità e innovazione organizzativa – premette Giancarlo Icardi, professore ordinario in Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica all’Università di Genova – l’eliminazione dei tumori da Hpv è una sfida di sanità pubblica che possiamo vincere attraverso un impegno comune di istituzioni, operatori sanitari, società civile e industria”.