I fatti di Modena
Luca D'Alessio
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Le scene di orrore accadute a Modena riaccendono una ferita che va ben oltre la cronaca nera e il dibattito sui servizi di igiene mentale. Quando ci si lancia a cento all’ora nelle vie dello shopping travolgendo i passanti e brandendo un coltello, la domanda collettiva è cercare una matrice, un’appartenenza, un perché ideologico. Ma quando l’antiterrorismo fa un passo indietro e la pista della radicalizzazione sfuma, emerge un’altra realtà, forse ancora più complessa da metabolizzare e accettare. Lo sciagurato protagonista è un cittadino italiano. Un italiano di seconda generazione, nato nel nostro Paese dove ha conseguito la laurea in Economia. Qui la cronaca si ferma e inizia la politica e la filosofia del diritto. Ed è qui che scatta la provocazione, tanto divisiva quanto necessaria: se il nostro ordinamento prevede già la revoca della cittadinanza, solo come eccezione e per reati gravissimi legati al terrorismo, perché non estendere questa misura a chi compie stragi indiscriminate contro la popolazione, a prescindere dal movente ideologico? Essere un cittadino del nostro Paese non è semplicemente un timbro su un passaporto o una semplice pratica burocratica. È cosa molto più seria e complessa. È un vero e proprio contratto sociale. Un patto di mutua protezione e condivisione di valori tra l’individuo e la comunità che lo accoglie e in cui cresce.











