È stato un rivoluzionario nei gesti ma anche nelle parole. Pensieri sempre incisivi e diretti quelli che Carlo Petrini ha condensato in decine di libri nel corso della sua lunga esperienza alla guida di Slow Food, dagli anni Ottanta ad oggi. L’unico fine perseguito attraverso la scrittura era che quelle parole si traducessero in processi trasformativi e quindi in azioni umane. La nobiltà e il potere della scrittura che dà corpo al pensiero e cambia il mondo trovava nell’integrità di Carlin un prezioso alleato.
Rileggere ora, nel momento della perdita e dell’assenza, tutti i titoli che ha pubblicato con Slow Food Editore e con le più importanti case editrici italiane, da Rizzoli a Guanda e Giunti, o con la Libreria Editrice Vaticana (“Il gusto di cambiare. La transizione ecologica come via per la felicità”, con la prefazione di Papa Francesco), aiuta a comprendere il solco profondo che Petrini ha tracciato su questa terra dove, come si ostinava a predicare, «chi semina utopia raccoglie realtà»
Dal seminale “Le ragioni del gusto”, il suo primo saggio teorico edito da Laterza nel 2001, in cui presentava e descriveva la filosofia di Slow Food come «un pensiero collettivamente condiviso, un’avventura che comincia con la politica e il vino, e approda, all’insegna di premi e Prèsidi, nel Terzo Mondo, con l’intento di promuovere quanto di buono e appetibile tali Paesi producano o possano produrre».










