È stato un giorno color porpora quello trascorso da Putin con “il vecchio e intimo amico” Xi durante la sua ultima visita in Cina. Nella Grande Sala del Popolo a Pechino, tra guardia d’onore schierate, cannoni e bambini che sventolano insieme il tricolore russo e la bandiera cinese, la coreografia era studiata per celebrare la solidità dell’asse Mosca-Pechino che non si incrina. Sul tavolo del banchetto anatra alla pechinese, prosciutto di Jinhua, tè per le delegazioni che hanno affrontato soprattutto il dossier Teheran e quello energetico. Xi lo ha chiarito senza ambiguità: “Le relazioni tra Cina e Russia hanno raggiunto questo livello perché siamo stati in grado di approfondire la fiducia politica reciproca e la cooperazione strategica”; l’amicizia tra presidenti e Paesi ha saputo procedere in questi anni a colpi di accordi di cooperazione e pacche sulle spalle, ma la tradizionale cautela cinese, la rituale prudenza strategica di Xi, anche questa volta non sono venute meno. Non sono stati ancora forniti infatti dettagli cruciali, costi complessivi dell’infrastruttura strategica e tempistiche operative del grande progetto Power of Siberia 2, uno dei principali motivi dell’ultima visita del presidente russo. L’accordo per il grande gasdotto (ha una capacità di 50 miliardi di metri cubi all’anno, collegherà i giacimenti di gas russi via Mongolia alla Cina) è stato oggetto di discussioni “serie e molto dettagliate” tra Putin e il leader cinese Xi, ha riferito Mosca, ma resta ancora privo degli elementi più delicati.
Gasdotto Power of Siberia 2 Jinping tiene sulla corda Putin
La visita di Putin in Cina doveva servire a fugare i dubbi sull'accordo energetico che riguarda il gasdotto Power of Siberia 2: ma Jinping ha preso tempo












