A pochi giorni di distanza dalla visita americana, il presidente russo Vladimir Putin è arrivato in Cina per dimostrare che il riavvicinamento tra Donald Trump e Xi Jinping non ha scalfito l’alleanza “senza limiti” fra Mosca e Pechino. Il capo del Cremlino è tornato mercoledì in Russia senza l’accordo che premeva di più per la sua economia di guerra, quello sulla costruzione del gasdotto strategico Sila Sibiri, o Power of Siberia 2, e se in molti hanno visto nel negoziato più importante in stallo un segnale di disallineamento, secondo Christopher Walker, vicepresidente del Center for European Policy Analysis (Cepa), “le ambizioni strategiche che animano la relazione russo-cinese rimangono intatte”. Putin è rimasto senza dubbio deluso, dice al Foglio l’analista, ma il rapporto fra Russia e Cina, seppur asimmetrico, è legato da una “coscienza condivisa” fatta non solo di forma ma anche di sostanza. Lo stesso portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha risposto a chi guardava le due visite americana e russa a specchio, a distanza di pochi giorni in Cina: “Ciò che conta è la sostanza, non la formalità”.Putin e Xi hanno firmato un pacchetto di oltre quaranta accordi su commercio, istruzione, tecnologia, energia e intelligenza artificiale, e una dichiarazione congiunta per la promozione “di un mondo multipolare e di un nuovo tipo di relazioni internazionali”, si sono scambiati favori e complimenti e hanno parlato di “cooperazione strategica”, rispetto, amicizia, fiducia. “Da quando Xi ha assunto la carica di segretario generale del Partito comunista cinese (Pcc) alla fine del 2012, e Putin è tornato alla presidenza russa all’inizio dello stesso anno, le relazioni bilaterali tra i due paesi si sono evolute da un’associazione distante e pragmatica in uno scambio straordinariamente stretto e continuativo tra i due leader. In questo periodo, Xi e Putin si sono incontrati – di persona o in videoconferenza – circa cinquanta volte”, dice Walker.Dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte dell’esercito russo, il rapporto tra i due paesi era stato ribattezzato un “matrimonio di convenienza”, prevedendo che con molte probabilità il leader russo non sarebbe stato disposto a essere ridimensionato a partner minore. Questo modo di pensare è ormai superato, dice l’analista, l’asse costruito da Xi e Putin nel corso degli ultimi 14 anni va ormai ben oltre la convenienza e nessuno dei due ha intenzione di fare alcun passo indietro, anzi. Walker mette in fila la collaborazione tra i due regimi, che abbraccia fronti diversi, tra cui “una marcata espansione degli scambi commerciali bilaterali negli ultimi cinque anni, il sostegno diplomatico in sede Onu e iniziative di propaganda globale coordinate. Inoltre, i due leader condividono una visione comune dell’ordine mondiale: entrambi hanno un approccio che antepone il potere dello stato alla libertà individuale, ed è fondamentalmente ostile alla libera espressione, al dibattito aperto e al pensiero indipendente”.Il leader cinese ha definito la relazione della Federazione russa con la Repubblica popolare al “livello più alto della storia”, destinata a durare anche perché, dice Walker, “il problema dei dittatori è che possono restare al potere per un tempo incredibilmente lungo”. E’ anche per questo che secondo l’analista del Cepa, che sta lavorando a un rapporto sull’architettura economica e militare costruita dall’asse russo-cinese in collaborazione con Corea del nord, Bielorussia e Iran, “tutte le società devono adottare uno sguardo lucido e disincantato nei confronti della Cina”. La leadership cinese è a tutti gli effetti una dittatura monopartitica e il suo coinvolgimento economico è, nella maggior parte dei casi, “predatorio e coercitivo”. Il suo asse con i regimi autoritari rappresenta una minaccia che è necessario contrastare, dice Walker, “con una maggiore unità, determinazione e coerenza strategica. I governi delle democrazie occidentali, compresa l’Italia, dovrebbero adottare misure adeguate di salvaguardia per garantire che Pechino non comprometta l’integrità del sistema democratico né la sovranità nazionale”.