A valle della visita di Vladimir Putin a Pechino arriva il secondo segnale forte circa la volontà di Mosca di aiutare il Dragone nella sua guerra personale contro il dollaro. Ora l’ex Urss emetterà bond di Stato in moneta cinese. Il precedente di Euroclear

Sarà stata l’onda lunga della visita di Vladimir Putin a Pechino, alla corte di Xi Jinping. Fatto sta che la moneta cinese ha ritrovato il suo vecchio alleato. Se si guarda a quanto successo nelle ultime settimane e si mettono in sequenza gli eventi, i conti sembrano proprio tornare. Come raccontato da questo giornale, pochi giorni fa, con una decisione che ha del clamoroso, la finanziaria belga Euroclear ha deciso per la prima volta nella sua storia di accettare garanzie in yuan. Tutto qui? Assolutamente no, perché si dà il caso che Euroclear sia la cassaforte che custodisce la quasi totalità degli asset russi congelati nel Vecchio continente, all’indomani dell’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe di Mosca. E questo è un primo elemento.

Poi c’è ne è un altro, più recente. E cioè l’annuncio da parte delle autorità federali russe di avviare l’emissione di titoli di Stato sovrani in valuta cinese. In realtà era già successo, una volta sola, in passato, ma stavolta la cifra è più tonda perché il ministero delle Finanze ha comunicato che agli investitori verranno offerte obbligazioni a cedola fissa con scadenza a 10 anni e valore nominale di 10 mila yuan per titolo. La mossa ha una doppia valenza. Tanto per cominciare, le sanzioni occidentali hanno escluso la Russia dai mercati del dollaro e dell’euro, rendendo lo yuan un’alternativa plausibile, dato il ruolo della Cina come principale partner commerciale di Mosca.