Per Sergei Radchenko (Johns Hopkins) il viaggio di Putin a Pechino arriva in un momento di debolezza strategica per Mosca e mostra una relazione sempre più sbilanciata a favore della Cina. Dalla fiera di Harbin allo stallo sul Power of Siberia 2, il summit Xi-Putin ha evidenziato come la guerra in Ucraina stia accelerando la dipendenza economica, energetica e persino culturale della Russia da Pechino
Vladimir Putin è arrivato a Pechino questa settimana accolto da una coreografia di solidarietà strategica accuratamente costruita: tappeti rossi, guardie d’onore, bambini con bandiere russe e cinesi e un nuovo abbraccio pubblico con Xi Jinping pensato per trasmettere l’idea che la partnership sino-russa resti solida nonostante guerra, sanzioni e crescente pressione geopolitica. E soprattutto, nonostante l’arrivo del leader russo nella capitale cinese fosse stato preceduto dallo storico ritorno di Donald Trump nel Paese, per un faccia a faccia con Xi, guida politica che ha portato il Dragone a essere realisticamente rivale totale degli Stati Uniti.
Dietro la scenografia, però, il viaggio di Putin ha fotografato un quadro più articolato: il progressivo approfondirsi di una relazione sempre più sbilanciata a favore della Cina.











