Diabete e obesità sono fattori di rischio per lo sviluppo di diverse patologie oncologiche. Non è strano quindi che i nuovi analoghi di Glp-1 si stiano rivelando capaci di ridurre il rischio di sviluppare neoplasie, con la loro potente azione dimagrante e l’efficacia dimostrata nel migliorare il controllo glicemico. Ricerche recenti, però, indicano anche un altro possibile beneficio: non aiuterebbero solo a prevenire i tumori, ma potrebbero anche aiutare i pazienti diabetici e affetti da obesità che hanno già ricevuto una diagnosi, riducendo il rischio di progressione della malattia e prevenendo la comparsa di recidive e metastasi. E non solo per i loro potenti effetti metabolici: nuovi dati presentati durante il congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology di Chicago suggeriscono infatti che gli analoghi di Glp-1 potrebbero modulare direttamente l’aggressività di alcune forme di tumore.
L'analisi su dodicimila pazienti
Lo studio, coordinato dagli oncologi della Cleveland Clinic, ha analizzato i dati sanitari contenuti nel database TriNetX, un registro a scopo di ricerca che raccoglie informazioni su pazienti oncologici di oltre 20 nazioni. I ricercatori hanno isolato un campione di 12.112 pazienti con diabete di tipo 2 a cui era stato diagnosticato un tumore solido a stadio precoce o localizzato (stadi I, II o III) in una delle sette sedi tumorali di cui è dimostrato un collegamento con l'eccesso ponderale: seno, polmone, colon-retto, fegato, prostata, pancreas e rene. Metà del campione aveva assunto analoghi di Glp-1 dopo la diagnosi di cancro, mentre l'altra metà era stata trattata con le gliptine (inibitori di Dpp-4), antidiabetici che intervengono sulla stessa via biologica ma con una potenza inferiore.










