Inuovi farmaci anti obesità non fanno solo dimagrire: sempre più studi, infatti, stanno dimostrando che potrebbero ridurre anche il rischio di soffrire delle patologie croniche che accompagnano il peso in eccesso. Malattie cardiovascolari, patologie neurodegenerative, diabete, problemi renali e non solo: anche diverse forme di tumori sembrano più rare tra i pazienti che assumono gli agonisti di Glp-1.

Una conferma recente arriva dai ricercatori dell’Università della Florida e dell’Indiana University di Indianapolis, che hanno appena pubblicato uno studio su Jama Oncology in cui semaglutide, liraglutide e gli altri farmaci dimagranti di ultima generazione si sarebbero dimostrati in grado di ridurre il rischio di sviluppare ben 14 forme di tumori maligni, 13 dei quali collegati all’eccesso ponderale.

La ricerca

Lo studio è stato realizzato sfruttando i dati raccolti dal database OneFlorida+, una collaborazione multicentrica che custodisce informazioni mediche di diverse strutture sanitarie di Florida, Alabama e Georgia. I ricercatori hanno analizzato oltre 40mila pazienti con obesità che negli ultimi 10 anni hanno utilizzato un agonista di Glp-1 specificamente per la perdita di peso (indicazione arrivata nel 2014 per il liraglutide, la prima molecola di questa classe approvata dall’agenzia del farmaco americana), confrontandoli con quelle di altre 40mila persone con obesità a cui non sono stati prescritti trattamenti farmacologici.