di
Gabriele Petrucciani
Riscattare gli anni di studio all’Università non garantisce sempre un’uscita anticipata. In alcuni casi può far perdere i requisiti più favorevoli e spostare in avanti la pensione. Il caso concreto di un lavoratore di 52 anni
C’è una domanda che torna spesso quando si parla di riscatto della laurea, ed è quella che molti danno per scontata: riscattare gli anni di studio serve davvero ad andare prima in pensione?Il quesito di un lettore mette bene a fuoco il problema, proprio perché parte da una situazione concreta: «Ho 52 anni e lavoro come dipendente dal 1° settembre 2003. Dal 2001 al 2003 ho versato in gestione separata. Quanto pagherei per riscattare gli anni di laurea dal 1993 al 1997? Ma soprattutto ne avrei una reale convenienza in termini di anticipo pensionistico?».La risposta non è scontata. Anzi, paradossalmente il riscatto della laurea può perfino posticipare l’età pensionabile. Il caso di questo lettore lo dimostra.
Le tre strade verso la pensione«In base ai documenti forniti, il lettore ha 1.181 settimane di contributi versati, più i tre anni in gestione separata, che contano per altre 143 settimane. In totale 1.324 settimane, pari a circa 25,4 anni». Andrea Carbone, fondatore di smileconomy e collaboratore del Corriere, ricostruisce così la posizione contributiva. A 52 anni, il lavoratore si trova davanti a tre possibili strade. «Per la pensione anticipata mancano circa 17 anni e mezzo, per la vecchiaia circa 15 anni, mentre per la pensione anticipata contributiva mancano 12 anni – argomenta Carbone –. Vedendo la stima della pensione, superiore a tre volte l’assegno sociale, il requisito vincente sarebbe la pensione anticipata contributiva», che tra l’altro è quella che si colloca più vicino nel tempo. In assenza di interventi, l’uscita dal lavoro si posizionerebbe quindi intorno ai 64 anni.






