«Il 24 e il 25 maggio andrete a votare per le sei Municipalità e per il Consiglio comunale». Miah Rhitu, la candidata di punta del Pd per quanto riguarda la comunità bengalese a Venezia, è al centro e stringe tra le mani il fac-simile della scheda elettorale. Alla sua sinistra Sumiya Begum (candidata per il quartiere di Marghera sempre in quota dem), con un ampio velo azzurro, alla sua destra Kamrul Syed (come lei candidato per un seggio in Comune), con tanto di maglietta “Andrea Martella sindaco”.
La campagna elettorale è agli sgoccioli e l’obiettivo è chiaro: evitare a tutti i costi che i connazionali, con poca dimestichezza con la lingua italiana, sbaglino a compilare la scheda. E così, dopo volantini e comizi in lingua madre, ecco le indicazioni di voto direttamente tra i banchi della Venice Bangla School di Mestre, creata dallo stesso Syed per far sì che gli stranieri imparino l’italiano.
«Per votare noi bisogna cercare il Pd, fare un “x” sul Pd e poi scrivere due nomi, un uomo e una femmina: ci siamo io, Miah Rhitu, e Kamrul Syed», spiega la stessa candidata, mentre Sumiya gira per la classe con un vassoio pieno di dolci tipici. Ad ascoltare Miah, con grande attenzione, c’è un gruppo di donne. Quasi tutte velate, una addirittura avvolta nel niqab, con solo gli occhi scoperti. Poi tocca alla stessa Sumiya - colei che aveva diffidato l’azienda dei trasporti di Venezia, riuscendo anche a far rimuovere i manifesti elettorali della Lega sul “no” alla grande moschea di Mestre - illustrare la scheda color rosa, ovvero quella della municipalità di Marghera: «Anche qui bisogna cercare Pd, perché è il nostro partito, e scrivere i nomi: Begum (lei) e Abdul (Mahade, l’uomo con cui è stato stretto il “ticket” elettorale, ndr)».















