A Venezia nessuno dei sette candidati di origine bangladesi, stando ai primi conteggi, entra in consiglio comunale. La più votata ha sfiorato le 400 preferenze. Un numero non banale, visto che gli aventi diritto al voto nella comunità bangladese sono 2700, ma tale da consentire l’elezione. L’affluenza della comunità bangladese non è stata molto più bassa di quella degli italiani d’origine. Dai dati disponibili sembra però che siano stati pochi i veneziani doc a votare per un candidato di origine bangladese. Dunque, se anche l’affluenza della comunità bangladese fosse stata del 55%, considerando l’alto numero di voti invalidi per errori sulla scheda, eleggere un candidato di origine straniera sarebbe stato impossibile.
È andata ancor peggio a Vigevano, dove gli stranieri rappresentano il 16% della popolazione. I due candidati della comunità musulmana inseriti nelle liste della Lega hanno preso rispettivamente 41 e 38 voti. Un granello di sabbia per un comune di 60mila abitanti. Il candidato sindaco che aveva litigato con Matteo Salvini per averli messi in lista, Roberto Ghia, non è arrivato neanche al ballottaggio. Al secondo turno se la vedranno il centrosinistra e Forza Italia. Andando indietro nel tempo, riaffiora il caso Monfalcone, dove la lista che veniva definita “islamica” perché composta solo da persone di origine straniera non ha raggiunto neanche il 4%. Una percentuale molto bassa, in un paese in cui il 30% degli abitanti è di origine straniera. Salvo sparute eccezioni, i “nuovi italiani” quando si candidano alle elezioni locali non vengono eletti.














