I sette candidati musulmani a Mestre non sono affatto un caso isolato. Militanti reclutati dalla sinistra anche a Lecco, Agrigento e Legnano

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Le elezioni amministrative che si terranno a Venezia oggi e domani in cui la componente di candidati provenienti dal Bangladesh (sono ben 7) è senza dubbio elevata, non rappresenta un caso ma l'inizio di un percorso programmato fin nei minimi dettagli. Questa tornata elettorale fornisce l'esempio di quale potrebbe essere lo scenario anche nelle grandi città il prossimo anno in cui è presente un bacino di voti islamici ancora più ampio.I volti inseriti nelle liste del Pd hanno condotto una campagna elettorale estremamente identitaria in cui il target da intercettare era preciso: i connazionali che, in assenza di figure che sentivano vicine a loro, con tutta probabilità non si sarebbero recati alle urne. E hanno portato avanti tutto ciò con volantini in cui si chiedeva di votarli "in nome di Allah", attraverso vere e proprie istruzioni di voto alla comunità locale, passando per appelli in lingua straniera e proposte di migliorie alla città come il cimitero islamico. Ma quello di Venezia non è un caso isolato: ciò è avvenuto anche a Lecco, Agrigento, Legnano.Da nord a sud sono numerosi i candidati islamici nelle liste della sinistra per la tornata elettorale. Una presenza radicata, estesa, che testimonia come la sinistra voglia attrarre il voto islamico senza però fornire spiegazioni sulla strada intrapresa. E così, tra promesse per la costruzione di nuove moschee, chiusure delle scuole per il Ramadan, l'agenda musulmana si fa largo nelle istituzioni. A Venezia in consiglio comunale sono candidati Kamrul Syed e Rhitu Miah mentre nella Municipalità di Mestre Carpenedo Ali Afay, a Marghera Sumiya Begum e Abdul Mhade, nella Municipalità di Chirignago Zelarino Tanjima Akter Nisha, in quella di Favaro Veneto Ali Hossain.