L'abbraccio con i bengalesi di Venezia La leader tace e i suoi: "Andrà così"

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Il Pd è al vertice della sinistra islamista. La proliferazione dei candidati di fede musulmana nelle liste dem è in corso da tempo. L'exploit di queste Amministrative è solo l'ultimo tassello di un percorso. In Italia, da Torino a Sassuolo, passando per Reggio Emilia, Bologna, Genova, Brescia e così via: i sette candidati di Venezia sono soltanto l'epifenonemo di una strategia precisa, che passa dall'allargamento del bacino elettorale attraverso l'approvazione dello Ius soli. È un punto fermo del "campo largo". Elly Schlein, della questione, non parla. Intercettato dal Giornale, il portavoce della segretaria del Pd è stato lapidario: "Se ci dovessero essere dichiarazioni su questo argomento vi avverto". Sui rapporti tra l'islam e il Pd, insomma, è meglio tacere. Lo stesso è successo ieri con Andrea Martella, il candidato sindaco dem di Venezia che beneficerà delle preferenze raccolte dalla pattuglia di candidati provenienti dal Bangladesh: non ha voluto rilasciare dichiarazioni. L'immagine plastica della chiusura della campagna elettorale veneziana resta la Schlein abbracciata alla pattuglia dei "Bangladem", come sono stati ribattezzati, dopo una campagna elettorale in cui il "campo largo" ha evitato in maniera scientifica di affrontare il dossier moschea, per dirne una. Se la tattica della segreteria è fingere distrazione, mentre decine e decine di amministratori comunali di religione musulmana fanno ingresso nelle nostre istituzioni, tra i parlamentari il dibattito è più acceso. La linea del Giornale non piace ai dem seduti tra Camera dei deputati e Senato della Repubblica. Nulla di strano. L'onorevole Matteo Orfini non lesina critiche alla nostra testata: "Trovo sia abbastanza surreale montare una campagna su questo. E a dirla tutta anche abbastanza discriminatorio. Qualunque cittadino ha diritti e doveri". La questione statista viene elusa dall'ex presidente del Pd: "Non vedo perché dovremmo impedirne l'esercizio in base al credo religioso. Mi sembra una tesi assai poco liberale". Nessuna parola sul piano dei Fratelli Musulmani, che perseguono obiettivi che hanno poco a che fare con la spiritualità islamica e molto con la politica, la ghettizzazione, la radicalizzazione e la Sharia. L'onorevole Piero Fassino sciorina i numeri: "Partiamo dalla realta: gli stranieri residenti regolarmente nel nostro Paese sono circa 6 milioni, piu del 10% della popolazione italiana, una parte dei quali provenienti da Paesi islamici". Il fenomeno è quindi ineluttabile. "Lavorano, vivono legalmente, pagano le tasse perché non dovrebbero avere rappresentanza nelle istituzioni? Peraltro è quel che accade in molti Paesi europei?", si domanda Fassino. Gli esempi dell'ex primo cittadino di Torino sono quelli in voga: "Il sindaco di Londra è musulmano di origine pakistana. Il sindaco di Amsterdam è musulmano di origine marocchina. In Germania sono molti i sindaci di origine turca e siriana". L'atteggiamento giusto, per i dem, è la rassegnazione alle mutazioni della società. "Anziché evocare paure, prendiamo atto che viviamo in una società multiculturale, multietnica e multireligiosa". Il futuro è questo e alternative non ce ne sono.