di Serena Poli

Il valore della Freedom Flotilla non sta solo nel suo coraggioso attivismo, ma anche nella sua capacità di spogliare il potere. Con la loro azione, queste persone hanno ripetutamente messo a nudo leader politici e commentatori, costringendoli a mostrare la miseria della loro ipocrisia. Lo spettacolo della loro finzione è desolante, perché l’indignazione opportunistica è una delle forme più viscide di complicità.

Le navi per Gaza sono state nuovamente assaltate e fermate in acque internazionali, e circa 400 attivisti sono stati letteralmente rapiti, deportati in Israele e dati in pasto agli abusi a favore di telecamera del ministro Itamar Ben-Gvir. Ma oggi, improvvisamente, le nostre istituzioni e i commentatori scoprono che si è oltrepassato il limite e condannano.

Dov’erano, questi ipocriti, quando nell’ottobre del 2025 la prima Flotilla subì l’esatto, medesimo trattamento? Cosa è cambiato da allora? Qual è il momento esatto in cui il rapimento di civili in acque internazionali ha smesso di essere una prassi tollerabile? Va da sé che questa ritrovata sensibilità non è un barlume di coscienza, ma il panico di chi si rende conto che i consensi hanno bisogno di un riposizionamento.