mercoledì 20 maggio 20262' di letturaNon poteva mancare Nicola Fratoianni nell'assalto all'arma bianca delle opposizioni contro il governo di Giorgia Meloni per il caso degli attivisti della Global Sumud Flotilla fermati dalla Marina israeliana in acque internazionali mentre erano diretti a Gaza, portati nel porto di Ashod e lì derisi e umiliati dal ministro Ben-Gvir in persona.Il video ha fatto il giro del mondo, provocando la pronta reazione diplomatica del Quirinale, di Palazzo Chigi e della Farnesina. Ma alla sinistra non basta e strumentalizza tutto lo strumentalizzabile. Persino i film."Oltre al cinema italiano, a Netanyahu vogliono portargli pure i pop-corn? Mentre sono mesi che lavoriamo senza sosta per raccogliere le firme per interrompere i rapporti tra Unione Europea ed Israele, apprendiamo con sconcerto da una comunicazione di Venice4palestine, che la Cinecittà del governo Meloni rende una delle industrie culturali più importanti del nostro Paese complice della propaganda e del genocidio portando i film italiani in Israele per una rassegna finanziata e promossa dagli istituti italiani di cultura di Tel Aviv e di Haifa in collaborazione con Cinecittà", scrive su Facebook Fratoianni, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e leader di Sinistra italiana."Certo, qualcuno potrebbe pensare che Ben Gvir e Smotrich dopo una dura giornata di lavoro abbiano diritto di rilassarsi e arricchirsi culturalmente con i film dei nostri autori - prosegue il leader rossoverde - ma in realtà quello che sta succedendo, è che il governo italiano sta rendendo a loro insaputa Sorrentino, Michieletto, Martone e tutti gli artisti coinvolti, complici di una propaganda che mira a normalizzare questa atrocità. Comprendiamo ovviamente l'importanza e l'autonomia della cultura e degli operatori culturali, ma ci sono particolari momenti della storia dei popoli in cui è necessario interrompere il normale corso degli eventi, per evitare che tutto venga considerato 'normale'"."Nulla è normale in un genocidio - conclude Fratoianni - e nella sua costruzione. E tocca a noi, con ogni strumento di cui disponiamo, evidenziarlo. L'arte e il cinema non possono rischiare di essere il sollazzo degli autori del genocidio. Noi continueremo a lottare affinché tutti i rapporti tra Israele e Unione Europea vengano rescissi. Non vogliamo essere complici e vogliamo dirlo tutti insieme il 27 maggio alla città dell'altra economia a Roma, dalle ore 18 con l'evento Justice For Palestine. Non ci fermiamo".