Una condanna netta verso Israele e la richiesta di rilasciare immediatamente gli attivisti italiani sequestrati «in acque internazionali». La reazione di Palazzo Chigi all'intervento della Marina militare israeliana, che ha bloccato gli attivisti della Global Sumud Flotilla al largo di Creta, è stata immediata.

La premier Giorgia Meloni ha cambiato i toni rispetto allo scorso autunno, quando aveva definito gli attivisti «irresponsabili», ma non ha cambiato idea: «Mi continua a sfuggire l'utilità di iniziative che non portano benefici alla popolazione di Gaza e in compenso danno a noi molti altri problemi da risolvere».

Nonostante questo il governo ha sottolineato che gli attivisti sono stati fermati «illegalmente» e ha ribadito «il suo impegno per continuare a fornire aiuti umanitari a Gaza nel quadro della nostra cooperazione e nel rispetto del diritto internazionale».

I «moltissimi contatti con gli interlocutori» di Tel Aviv, ha spiegato più tardi la Meloni, hanno avuto come esito «l'annuncio del ministro degli Esteri israeliano che queste persone verranno tutte sbarcate su un'isola greca». È un risultato che il governo rivendica come (anche) suo. Al termine di una lunga, faticosa mediazione dietro le quinte. Meloni sente Tajani di prima mattina, si confronta con Crosetto, Mantovano e i vertici dell'intelligence in un vertice a Palazzo Chigi.