TREVISO - «Già questa mattina (ieri ndr) ho personalmente contattato alcuni imprenditori locali interessati a subentrare nella Condor per dare un nuovo corso alla società». Il sindaco Mario Conte non ha perso tempo. A meno di 24 ore dall'annuncio delle dimissioni da parte dei vertici della storica società di calcio cittadina chiudendo così tutta l'attività, il primo cittadino ritiene di aver già trovato una via d'uscita. «Non penso alle polemiche, ma a trovare un soluzione», premette. Ma è evidente che la parole di fuoco pronunciate dal presidente della Condor Adriano Mendicino - «Il Comune ci ha lasciato soli» - hanno lasciato il segno. E Conte qualche sassolino dalla scarpa se lo toglie: «Non voglio entrare in rotta di collisione con nessuno, ma se ci mettiamo ad elencare successi e insuccessi di questo gruppo dirigente possiamo stare qui a lungo. Meglio guardare avanti. Il Comune ha sempre fatto il suo dovere e voglio ringraziare il vicesindaco Manera per tutto il lavoro fatto accanto alle società sportive cittadine».
Le frecciate Anche se le dimissioni del consiglio della Condor arriveranno solo a fine giugno, Conte liquida già il gruppo di dirigenti con cui il rapporto non è mai decollato: «Desidero ringraziare il consiglio direttivo per il lavoro svolto in questi anni in una realtà che rappresenta un punto di riferimento importante per tanti giovani e famiglie del nostro territorio. Come amministrazione comunale abbiamo però a cuore l'aspetto sociale dello sport e vogliamo garantire ai tanti bambini e ragazzi la possibilità di continuare a praticare attività sportiva sul nostro territorio. Per questo motivo ho avuto contatti con alcuni imprenditori locali con l'obiettivo di dare un nuovo corso alla società, guardando al futuro con spirito costruttivo e con particolare attenzione proprio alla dimensione sociale e valoriale che lo sport deve avere. La volontà è quella di ripartire fin da subito, senza polemiche, mettendo al centro i giovani e le famiglie». Secondo Ca' Sugana gli errori principali commessi dalla dirigenza della Condor sono tutti riconducibili alla scelta di isolarsi, di avere pochi contatti col mondo sportivo trevigiano: «Ogni scelta è rispettabile - dice - anche quella di non aderire a progetti a cui altri invece dicono sì. Mi ricordo che in un momento di grande difficoltà dello sport e del calcio trevigiano, in cui tutte le società della città avevano dato la disponibilità a lavorare assieme, solo dalla Condor sono arrivati dei paletti del tipo "se ci sono loro, non ci saremo noi", e cose del genere. Tutto legittimo, per carità. Ma evidentemente certe scelte non sono state azzeccate».Calcio. Il Treviso punta alla Lega Pro con i bomber Aliu e Gioè Il futuro Ribadito il concetto che Ca' Sugana ha mantenuto tutti gli impegni, il sindaco adesso guarda al futuro: «Il mio unico interesse è preservare per tanti bambini e ragazzi la possibilità di fare un'attività sportiva e quindi di consentire alla Condor di poter lavorare. La componente sociale di questa vicenda è la più importante. La Condor quindi verrà salvata e continuerà il suo percorso con altri che si sono resi disponibili. Però voglio ringraziare chi l'ha condotta fino a qui». Insomma, il calcio di quartiere non sparirà del tutto: «In città resteranno tre società - elenca Conte - Treviso Accademy che ha inglobato l'Indomita, la Condor e il settore giovanile del Treviso Calcio. È vero che anni fa c'era una società o di più per quartiere ma il mondo è cambiato. Adesso funzionano le aggregazioni, a ogni livello. E quello che abbiamo a Treviso non mi sembra poco».Il caso Condor però tiene banco e interviene anche Azione col consigliere Regionale Nicolò Rocco e il capogruppo a palazzo dei Trecento Fabio Pezzato: «Serve un consiglio comunale per parlare del supporto che viene dato alla società sportive cittadine. La risposta dell'amministrazione non può limitarsi al rimpallo delle responsabilità, accusando le società di non sapersi evolvere. Il Comune deve farsi parte attiva, mediatore e garante per queste realtà che svolgono un servizio pubblico insostituibile. Il privato sociale è di interesse pubblico e va tutelato per il bene della comunità». Luigi Calesso (Coalizione Civica) sottolinea invece il pericolo legato «all'indebolimento sportivo, sociale, culturale che porta la fine di queste società sportive che hanno accompagnato generazioni di ragazzi, dimostrando capacità di accogliere e di integrare giovani di culture diverse dando così un contributo prezioso alle comunità civili in cui erano insediate».








