TREVISO - Il giorno dopo lo scoppio della bufera su Ascopiave, e il relativo “avviso di sfratto” al vertice, un punto sembra assodato. Si avvicina la fine dell’era Cecconato. Di questo, secondo diverse voci, dalla politica all’impresa, sarebbe consapevole lo stesso presidente, amministratore delegato e direttore generale. Insomma, la partita sarebbe ormai chiusa. E la sua, vale la pena ricordarlo, è durata nove anni.
Allo stesso tempo, però, Nicola Cecconato sembra del tutto intenzionato a far valere le proprie ragioni. Tanto che sul piatto, stando agli ambienti a lui più vicini, sarebbe disposto a offrire una mediazione: rinunciare alla carica di presidente. Mantenendo, al contrario, quelle di amministratore delegato e direttore generale della multiutility con sede a Pieve di Soligo (Treviso). Ipotesi che, tuttavia, difficilmente verrà accettata.
A innescare la scintilla, che ha scosso la politica trevigiana e in particolare la Lega fino al governatore Alberto Stefani, il “blitz” del presidente di Asco Holding Graziano Panighel, in rappresentanza di 77 Comuni e nove soggetti privati che insieme fanno il 52% delle quote azionarie. Il quale, nei giorni scorsi, ha chiesto alcune (sostanziali) modifiche dello statuto sociale di Ascopiave. Ma la vera protagonista di questa azione è la politica. In una partita interna alla Lega trevigiana, che controlla gran parte dei comuni azionisti della società. Il segretario provinciale e parlamentare Dimitri Coin avrebbe infatti dato ordine di “staccare la spina” al commercialista trevigiano che guida Ascopiave dal 2017. Il tutto alla vigilia dell’assemblea per il rinnovo del cda, prevista per il 22 aprile.







