VENEZIA - Avviso di sfratto in Ascopiave. Alla vigilia dell'assemblea del 22 aprile, che vede all'ordine del giorno il rinnovo del consiglio di amministrazione della multiutilty con sede a Pieve di Soligo, la carica dell'attuale presidente, ma anche ad e direttore generale, il trevigiano Nicola Cecconato, appare in bilico. La questione sembra squisitamente politica. E tutta interna alla Lega trevigiana, che controlla gran parte dei comuni azionisti della società. Il segretario provinciale e parlamentare Dimitri Coin avrebbe dato ordine di "staccare la spina" al commercialista trevigiano che guida Ascopiave dal 2017.

Va letto in questo contesto il "blitz" del presidente di Asco Holding Graziano Panighel, in rappresentanza di 77 Comuni e nove soggetti privati che insieme fanno il 52% delle quote azionarie, il quale nei giorni scorsi ha chiesto alcune (sostanziali) modifiche dello statuto sociale di Ascopiave Spa. Istanze che intervengono in due direzioni. La prima, il riassetto della governance. La seconda, maggiori poteri all'assemblea (e meno al cda).

Entrando nel merito. Asco Holding propone di introdurre una causa di incompatibilità assoluta, in forza della quale non possono essere nominati amministratori i soggetti che rivestono la carica di direttore generale della società. È il caso di Nicola Cecconato, presidente e amministratore delegato, entrato in carica pure come direttore generale a partire dal 2022. Contestualmente, si propone di escludere il presidente dall'elenco dei soggetti ai quali il cda può delegare proprie attribuzioni, e di prevedere che i direttori generali siano nominati esclusivamente tra soggetti che non rivestano la carica di amministratore. L'effetto delle tre disposizioni è spiegato dallo stesso Cecconato che in una lettera al rappresentante dei sindaci replica punto per punto alle proposte di modifica. E quindi difende i suoi tre incarichi: «Le cariche di ad e direttore generale non potrebbero mai essere ricoperte dalla medesima persona», poi «il direttore generale non potrebbe mai essere un membro del consiglio», infine «il presidente del consiglio non potrebbe ricevere alcuna delega». Le perplessità del cda sulle richieste riguardano più aspetti, il principale: «Questo assetto è stato adottato dal cda sulla base di una valutazione di efficienza organizzativa e funzionalità per l'impresa».