TREVISO - «Noi in Ascopiave non tocchiamo palla. Quella su Cecconato è una partita tutta interna alla Lega, che controlla il 56% delle quote in mano ai sindaci, noi abbiamo il 23%. Possiamo solo assistere. E guardiamo cosa accade».

A parlare è un big di Fratelli d'Italia come tutti colpito, ma non sorpreso, della tempesta perfetta che si sta scatenando sulla testa del presidente Nicola Cecconato. E quanto sta accadendo non è altro che il culmine di una guerriglia partita da lontano, da quando Cecconato ha iniziato a convogliare su di sé tutte le cariche di vertice della società.

Per tre volte è stato nominato presidente, eletto dall'assemblea dei soci, sommando un po' alla volta anche la carica di amministratore delegato e poi quella di direttore generale. Tre cariche in una. Nella Lega non tutti hanno gradito. E al K3, quartier generale del Carroccio trevigiano, ci sono state fior di riunioni e discussioni infuocate sul tema.

Con animi divisi: se la maggior parte dei sindaci era tutto sommato soddisfatta perché, incarichi o meno, la gestione Cecconato ha comunque portato dividendi alla società e soprattutto nelle casse dei comuni, una parte non ha però gradito questa concentrazione di potere: «In una società come Ascopiave non ci può essere un solo dominus. Non può esserci una sola persona che decide senza alcun contrappeso».