TREVISO - «Saremo noi a valutare eventuali proposte di imprenditori. Nello sport trevigiano ci sono già stati troppi fallimenti. Il campo è comunale. Ma non possiamo lasciare una società così importante, con annessi capitali, senza valutare la sostenibilità e i valori seguiti da chi potrebbe farsi avanti». Adriano Mendicino, vicepresidente della società di calcio Condor, scandisce le parole. Il 30 giugno il direttivo si dimetterà in blocco: «Non c'è stata nessuna collaborazione dal Comune». L'altro ieri, a nemmeno 24 ore dall'annuncio, il sindaco Mario Conte ha rivelato di aver già avuto contatti con una cordata di imprenditori locali pronti a subentrare. Ma Mendicino specifica che la Condor - con 80 anni di storia e 350 tesserati, tra bimbi e ragazzi - non passerà di mano a scatola chiusa. «In mezza giornata il Comune ha trovato degli imprenditori? - chiede - e in questi 8 anni dov'è stato? Con noi l'amministrazione è sempre stata cieca e sorda». Intanto gli stessi vertici della società si stanno muovendo per la successione.

«Abbiamo dei contatti - conferma il vicepresidente - non sono gli imprenditori di Conte, ma persone del posto, appassionati, che possono portare avanti le attività. Ricordiamo che non chiudiamo per debiti: consegneremo una società sana, senza debiti. Il punto è che le istituzioni non possono essere lontane da realtà sociali come la nostra. Speriamo che chi verrà dopo di noi possa avere davanti una strada diversa, grazie a scelte politiche e amministrative differenti». CLIMA TESO A Sant'Angelo, accanto a Mendicino, ieri c'erano Francesco Piovesan, Giuliano Mattiello ed Eugenio Piovesan. Sono stati citati anche Stefano Soligo, Massimo Grespan, Lucio Dal Bo e Alessandro Sartor. Ed è stato riservato un ricordo agli ex presidenti mancati negli anni scorsi: Gianfranco Artuso e Valter Adamo. Ai dirigenti non è andato giù che Ca' Sugana li abbia accusati di non aver saputo evolversi. «Affermazioni offensive, prive di ogni fondamento», replica Mendicino. «Il caso Indomita (trasformata nella Marca Academy Treviso, ndr) è emblematico. Sono stati lasciati a casa oltre 100 ragazzi, tutto l'agonistico e parte del settore giovanile, facendo selezione - incalza - parte dei ragazzi sono andati a Paese, Ponzano, Villorba, e anche da noi. È questa l'evoluzione?».Di seguito, il vicepresidente ha ricapitolato le spese fatte dalla società per i campi: «In questi anni la Condor ha speso quasi 200mila euro per lavori straordinari, che non spettavano a noi. Non ci sono mai stati dati impianti in condizioni accettabili». Nell'elenco ci sono 80mila euro per l'impianto di Sant'Antonino, 70mila per l'Aurora, 30mila per il campo di Sant'Angelo e così via. CALCIO GIOVANILE Poi va già duro. «Quando l'amministrazione si è insediata c'erano 5, 6 società che coprivano quasi ogni quartiere. Penso a San Giuseppe, Santa Bona, Indomita, Academy Treviso e così via - dice Mendicino - una alla volta, sono state perse. Bisognava farsi qualche domanda e intervenire prima. Ci sono state diverse pagine nere. La nostra è solo l'ultima».«Noi facciamo un bagno di umiltà tirandoci indietro - continua - e dovrebbe farselo anche l'amministrazione, chiedendosi dove ha sbagliato, visto che non si parla di un solo caso». Anche da Sant'Angelo è stata seguita la cavalcata che ha portato il Treviso Calcio in serie C, di nuovo tra i professionisti. Ma non basta. «Siamo contenti e orgogliosi per il Treviso. Fa da traino per il movimento - specifica il vicepresidente della Condor - le nostre strade, però, sono diverse. Da una parte ci sono scelte fatte per giocare tra i professionisti, com'è giusto che sia. Dall'altra la missione di dare a tutti i ragazzi la possibilità di fare sport». «Bisogna investire se vogliamo che il futuro dei ragazzi sia positivo - aggiunge - è inutile poi parlare di zone rosse: pensiamo ad anticipare i problemi dando ai ragazzi spazi protetti dove poter crescere con delle regole». I GENITORI Ieri c'erano anche le famiglie di 6 piccoli calciatori. Che non hanno nascosto la commozione. «Oltre 350 ragazzi che non sanno se e dove giocheranno a settembre. C'è amarezza. Alcuni dei nostri figli si sono messi a piangere. Su di loro ricade anche un ingiusto senso di colpa - dicono Helga, Maddalena, Laura, Antonio ed Ettore - ci auguriamo che il Comune si metta una mano sulla coscienza, dando aiuti concreti, non solo belle parole». A tirare le fila c'ha pensato Fabio Artuso, allenatore, figlio dell'ex presidente Gianfranco Artuso: «Quello che ha fatto la Condor è sotto gli occhi di tutti - conclude - e forse è il caso di valutare se è opportuno continuare a dare a qualcuno un'intera torta e ad altri solo le briciole».