TREVISO - «I conti della società sono a posto e i programmi per il futuro definiti. Ma, come ho ripetuto spesso avrei bisogno di un socio che investa con me. Per mesi mi sono rivolto a tanti imprenditori trevigiani, del territorio, trovando però solo porte chiuse. E mi dispiace. Adesso sto guardando fuori provincia e all'estero». Alessandro Botter, presidente del Treviso Calcio, tira le somme di un periodo a dir poco scoppiettante: il ritorno tra i professionisti, i lavori al Tenni, il mercato, il progetto di un nuovo stadio che procede. Tante soddisfazioni e qualche delusione. La prima: la difficoltà di trovare alleati disposti ad accompagnarlo in questa sfida.

Presidente Botter, perché cerca nuovi soci? «L'ho detto fin dall'inizio che mi sarebbe piaciuto avere qualcuno in grado di investire con me. Il Consorzio va benissimo, ci dà un grande supporto e mantiene il 10% delle quote. Ma, soprattutto adesso, serve anche altro».Cosa? «Un socio che mi affianchi. Negli ultimi sette mesi ho avuto numerosi incontri con imprenditori e aziende trevigiane. Ho trovato però porte chiuse. C'è chi si è offerto di dare un aiuto. Ma non sono i 20mila euro che cerco: in una società con un bilancio da 6 milioni di euro non è quello che fa la differenza. Cerco qualcuno che mi aiuti negli investimenti».Gli imprenditori non credono nel progetto Treviso? «Bisogna considerare vari fattori. In tanti mi dicono che contribuiscono già ad altre realtà importanti del territorio, partite prima di noi e che stanno ottenendo grandi risultati (Prosecco Doc e Treviso Basket, ndr). E mettiamoci poi il momento non brillante che sta vivendo il calcio italiano».Ma voi avete centrato la promozione, state lavorando a uno stadio nuovo, puntate alla serie B nel lungo periodo... «Un progetto per diventare appetibile ha bisogno di tempo. Ricordo che il Treviso Calcio, oltre a doversi confrontare con due realtà sportive importantissime, e non cito il rugby dove a investire è una sola famiglia, arriva da tre fallimenti in 13 anni. Abbiamo tanto da ricostruire».E quindi si sta guardando attorno... «Sto organizzando primi contatti con altre realtà fuori provincia e all'estero. Vediamo cosa arriverà».Ma a cosa le serve un nuovo socio? «Ad aumentare la sicurezza economica. In questo momento sto tirando fuori soldi dal mio patrimonio personale, non ho una holding alle spalle. Se mi guardo attorno vedo che a Venezia ci sono gli americani, a Padova c'è un'azienda di famiglia che fattura un miliardo e mezzo, a Verona c'è un fondo. A Treviso ci sono solo io...».Lei però punta alla B... «È lì che mi piacerebbe arrivare. E stiamo lavorando. Ma va fatto un passo alla volta: prima consolidiamo la C e nel prossimo campionato puntiamo a una salvezza tranquilla».La costruzione della squadra come procede? «L'abbiamo quasi completata: ci manca ancora il primo attaccante e uno o due difensori. Non dico i nomi fino a quando non ho la firma sul contratto, ne vedo girare tanti che non abbiamo mai nemmeno contattato».I lavori al Tenni come stanno andando? «Bene, per fine agosto conto di disputarci la prima partita della stagione».A proposito di stadio: il progetto per quello nuovo all'ex dogana a che punto è? «Lo studio di fattibilità sarà pronto per fine luglio. Servirà un investimento tra i 40-50 milioni ma non sarà un problema: se il progetto si reggerà economicamente in piedi ci sono vari fondi immobiliari pronti a sostenere le spese.