TREVISO - «Si tratta di una scelta ponderata, dolorosa ma inevitabile: al termine della stagione in corso, il direttivo della Condor Treviso si dimetterà». E così, l'ultimo baluardo del calcio sociale nel territorio comunale di Treviso sparirà, alla vigilia degli 80 anni di storia. Il tutto per «la totale assenza di risposte e di attenzione da parte dell'attuale amministrazione comunale» dice il vice presidente Adriano Mendicino. A cui replica il vicesindaco e assessore allo sport di Ca' Sugana, Alessandro Manera: «Siamo sempre stati aperti al dialogo, e siamo apertissimi nei confronti del nuovo direttivo che verrà, se ci sarà. Di certo il Comune non può essere responsabile per le scelte sbagliate della società». Resta che, al di là di dove stia la ragione, si tratta di un colpo al cuore, non solo per il blasone della società, per le centinaia di famiglie che hanno visto i propri figli giocare con la casacca rossoblu, per tutti i calciatori che hanno calpestato almeno una volta il prato dell'impianto di Sant'Angelo, ma soprattutto per i 350 tesserati che dopo il 30 giugno non avranno più una squadra.
L'AFFONDO Il vice presidente Mendicino, da 53 anni nel mondo del calcio e sempre alla Condor, sottolinea che la società «non è solo sport, ma è inclusione, educazione e sostegno concreto a centinaia di famiglie del territorio. Accogliamo ragazzi senza alcuna distinzione per etnia o capacità sportive». Vero: nel corso degli anni ha avuto calciatori provenienti da 14 nazioni diverse. Ed è anche vero che ha portato avanti progetti di educazione sportiva, di integrazione e di contrasto al razzismo. Non è un caso se Lilian Thuram, ex calciatore francese della Juventus e ambasciatore dell'Unicef, quando nel 2014 venne a Treviso per presentare il suo libro "Le mie stelle nere" incontrò proprio i baby calciatori della Condor nell'impianto di Sant'Angelo perché esempio di realtà sportiva inclusiva.«Tutto questo - continua Mendicino - è stato costruito grazie al lavoro di volontari che hanno dedicato tempo, energie e competenze. Eppure ci siamo trovati a operare in condizioni inaccettabili: strutture fatiscenti, campi non adeguati e impianti di illuminazione obsoleti. Una situazione più volte segnalata ai responsabili comunali, cercando un dialogo con il sindaco mai andato oltre una formale presa d'atto formale e mai affrontata concretamente. Questa mancanza di attenzione e rispetto ha portato, nel tempo, anche alla perdita di numerosi soci e collaboratori, scoraggiati nel vedere il proprio lavoro ignorato». LA REPLICA Il vicesindaco Manera, a conoscenza della situazione, difende l'operato di Ca' Sugana: «Siamo sempre stati disposti a collaborare, il dialogo c'è sempre stato ma bisogna parlare in due. Ci siamo trovati di fronte a un atteggiamento distruttivo, e non costruttivo. Se la Condor è arrivata al capolinea non è responsabilità nostra. La manutenzione al campo di Sant'Angelo è sempre stata fatta. In quelli di Sant'Antonino e dell'Aurora, essendo privati, non possiamo intervenire. Abbiamo rapporti con tantissime società sportive, che hanno saputo evolversi. Come ad esempio la Ren Bu Kan di Ofelio Michielan, che com'è noto non è della nostra parte politica. Non si può scaricare tutto sul Comune». Quindi si può parlare di questione politica dietro i rapporti tesi tra Condor e Ca' Sugana? Domanda senza risposta. Ma Mendicino, che era candidato consigliere proprio nella lista di Ofelio Michielan, sottolinea: «Con Gentilini e Gobbo c'è sempre stata collaborazione, poi anche con Manildo, le cose sono peggiorate con l'attuale amministrazione».E chiude con una considerazione: «Negli ultimi anni abbiamo assistito a un cambiamento significativo del panorama calcistico locale. All'inizio del mandato del sindaco Conte erano presenti diverse realtà calcistiche sul territorio, ora ne è rimasta solo una. Un evidente involuzione che merita di non essere sottovalutata in un panorama sociale nel quale lo sport rappresenta, se strutturato come nel caso della Condor e fondato su sani principi, un antidoto al disagio giovanile. Disagio che a Treviso purtroppo dilaga e che non sono certo le "zone rosse" ad arginare». E infine l'appello: «Se qualcuno vuole subentrare, lasciamo una società senza debiti. E avrà tutte le attrezzature a titolo gratuito».







