CORTINA D'AMPEZZO (BELLUNO) - Soltanto dieci giorni prima Fabio Massimo Saldini aveva ricevuto da Kirsty Coventry il Collare dell’Ordine olimpico d’argento, «in riconoscimento dei suoi eccezionali risultati a favore dello sport mondiale e della sua fedeltà all’ideale olimpico, così come illustrato da Pierre de Coubertin». Ma ieri l’incontro con la presidente del Cio era ormai un lontano ricordo nella memoria del commissario straordinario di Governo e amministratore delegato di Simico, soppiantato dallo choc di ritrovarsi sotto inchiesta per l’ipotesi di turbata libertà della gara d’appalto in merito alla cabinovia Apollonio-Socrepes. «Sono affranto, è la prima volta nella mia carriera in cui vengo indagato. Ho la coscienza a posto, ma faccio davvero fatica a trovare una spiegazione per questa accusa», si è sfogato l’architetto con gli amici che ha incontrato a Cortina d’Ampezzo.
La collaborazione Fra questi c’è l’avvocato Maurizio Paniz, che ne ha assunto la difesa: «Saldini è ingiustamente a terra, lo dico senza mezzi termini. Nutro la massima fiducia nell’autorità inquirente, che è stata molto chiara nell’affermare come l'indagine sia alla ricerca di elementi probatori. Quando viene presentato un esposto, è legittimo e doveroso procedere agli accertamenti. Ma con altrettanta nettezza aggiungo che, quando saranno verificati quegli elementi, compresi quelli che forniremo noi, l’ipotesi di reato si sgonfierà rapidamente. Sono talmente certo della trasparenza, dell’onestà e della lealtà del mio assistito, che ho già chiesto al procuratore Massimo De Bortoli di interrogarlo al più presto. L’architetto Saldini si presenterà spontaneamente “al buio”, cioè senza bisogno di vedere le carte in mano all’accusa, sereno del fatto di aver operato in maniera assolutamente precisa, rispettosa di ogni norma e in linea con gli obiettivi che gli sono stati assegnati». A tutela dell’ad Saldini e della program manager Valeria Cepi, con una nota Simico ha riferito di aver garantito «la più ampia e totale collaborazione» alla Procura di Belluno: «La Società, come sempre avvenuto in ogni fase della propria attività istituzionale e realizzativa, si è messa integralmente a disposizione dell’Autorità giudiziaria, fornendo e continuando a fornire tutte le informazioni richieste con trasparenza, tempestività e spirito di piena collaborazione. Simico rinnova la propria totale fiducia nell’operato della Magistratura e degli organi inquirenti, nella convinzione che ogni approfondimento consentirà di chiarire compiutamente i fatti e di certificare e confermare ancora la correttezza, la linearità amministrativa e la piena regolarità dell’operato posto in essere dalla Società». L’innocenza Ha assicurato altrettanto l’avvocato Benedetto Maria Bonomo, difensore di Angelo Redaelli, legale rappresentante di Graffer: «Le perquisizioni sono state un semplice atto dovuto della Procura, incaricando la polizia giudiziaria di cercare la documentazione, che le è stata correttamente e immediatamente fornita. In merito ai fatti stiamo a osservare quanto fa l’organo inquirente e a tempo debito formuleremo le nostre considerazioni. Al momento la prospettazione accusatoria è molto ipotetica, ma riteniamo comunque che non sia stato turbato nessun appalto. Non è la prima volta che ai dirigenti dell’azienda succede di essere indagati, quella degli affidamenti è una materia straordinariamente complessa dal punto di vista giuridico. Ma com’è sempre accaduto nelle 6 o 7 inchieste precedenti, siamo fiduciosi anche questa volta di poter dimostrare la nostra innocenza. Ad esempio per 8 anni a Verona ci hanno detto di tutto, però alla fine è arrivata la piena assoluzione. Ad ogni modo per ora Redaelli non chiederà di essere sentito: riteniamo che i documenti consegnati siano sufficienti a chiarire tutto».








