Gli stendardi blu e verdi danno il benvenuto della Fondazione Milano Cortina ai giornalisti e agli operatori in visita: «Welcome». Ma all'ingresso del villaggio, il codice Qr sul pass di Fabio Massimo Saldini viene respinto dal lettore ottico: «Accesso negato, privilegi insufficienti». Qualche attimo di imbarazzo, nei giorni della tensione per la cabinovia Apollonio-Socrepes, ma l'amministratore delegato di Simico e commissario di Governo non perde il sorriso in attesa dell'autorizzazione ad entrare in sopralluogo. Tanto più perché a riconoscerlo ed omaggiarlo sono i dirigenti del Comitato olimpico internazionale, responsabili della struttura di Fiames: «Grande capo», lo chiamano in italiano per poi proseguire la conversazione in inglese, complimentandosi per la qualità della realizzazione.
Accompagnato da Paride Casagrande, direttore tecnico del cantiere a cui hanno lavorato fra 20 e 110 operai al giorno, Saldini visita le strutture, parla con gli addetti, abbraccia gli atleti: canadesi, brasiliani, giamaicani. «Per la maggior parte racconta li ho conosciuti allo sliding center. Sono professionisti di bob, skeleton e slittino che avevano provato la nuova pista e che adesso sperimentano questo villaggio. Essere qui per me oggi è un'emozione: vedere questo insediamento finalmente popolato, è un motivo di grande soddisfazione. In questo posto si percepisce la pace delle Dolomiti, una sensazione davvero particolare, direi unica rispetto agli altri villaggi olimpici che abbiamo costruito. Non solo perché il sito è temporaneo e tornerà parco, ma anche in quanto a differenza ad esempio degli alloggi di Milano che stanno in mezzo alla città, qui gli atleti hanno la possibilità di rilassarsi nel silenzio delle montagne. Le abitazioni sono confortevoli e i servizi sono variegati, ma allo stesso tempo c'è l'opportunità di uscire a fare una corsetta tra il Faloria e il Cristallo. Si vede già dai loro sguardi il livello di relax pre-gara».






