Modena, 22 maggio 2026 – Una rabbia, un odio che covava dentro da chissà quanto tempo, contro tutti: la società in generale e chi, forse, nella sua testa lo aveva rifiutato. Ore, mesi, trascorsi sui dispositivi informatici, sui numerosi telefonini, sul pc osservando, studiando ancora non si sa cosa. Le mail contro i cristiani inviate all’università, quelle – numerose – ai centri per l’impiego in cui con insistenza, senza nascondere rancore, chiedeva quel posto di lavoro che credeva di meritare. Il fermo immagine della cattura di Salim El Koudri dopo l'investimento a Modena

La rabbia dentro

Poi, con tutta quella rabbia dentro (che allo stato non ha legami con la patologia: disturbo schizoide di personalità) un giorno, quel sabato maledetto, è uscito di casa, con il coltello afferrato in cucina ed è arrivato a Modena – probabilmente non a caso – in pieno giorno e in pieno centro per travolgere più persone possibile. È presumibile che sapesse che lì avrebbe trovato ben più innocenti da colpire rispetto a Ravarino ma, soprattutto, che il suo gesto terribile sarebbe stato ancora più eclatante. Avrebbero sicuramente parlato di lui, lo avrebbero ascoltato. Un’azione dimostrativa verso quel ’sistema’ che – nella sua testa – lo aveva respinto. Assalto con l'auto a Modena in via Emilia centro; nella foto i fotogrammi ripresi dalle telecamere di sorveglianza