Nella cella del carcere di Modena riecheggia un mutismo pesante. È il silenzio di Salim El Koudri, 31 anni, l’uomo che ha trasformato un tranquillo sabato lungo la via Emilia in un teatro di guerriglia.

Di fronte ai magistrati resta muto, immerso in uno stato che il suo difensore definisce di “confusione totale”. Ma chi è davvero l’uomo al volante di quell’auto lanciata all’impazzata? Dagli accertamenti investigativi emerge l’esclusione della matrice terroristica: non risultano segni di radicalizzazione, né collegamenti con reti jihadiste, né una frequentazione assidua di luoghi di culto.

Al contrario, prende forma il profilo di un crollo interiore, la “detonazione privata” di una mente corrosa da rancore e solitudine. Cittadino italiano di origine marocchina, nato nel Bergamasco e residente a Ravarino, El Koudri era, di fatto, un invisibile sociale. Sulla carta, un laureato in Economia aziendale, incensurato e ignoto alle autorità. Nella realtà, un uomo senza lavoro né prospettive, intrappolato in una spirale di frustrazioni professionali e convinto di subire continue discriminazioni per le proprie origini.

I racconti di parenti e vicini restituiscono l’immagine di una rapida, profonda ritirata dalla vita di relazione. Viene descritto come solitario, soggetto ad accessi d’ira improvvisi, chiuso per giornate intere nella propria stanza, assorbito dagli schermi di telefono, computer, televisione e videogiochi. Negli ultimi mesi, i comportamenti si sarebbero fatti progressivamente più eccentrici e molesti, segnando un ulteriore scollamento dalla realtà.