Pochissimi amici, nessuna fidanzata, pieno di rabbia e ossessionato dal fatto di non riuscire a trovare un lavoro che lo facesse sentire realizzato. Secondo chi indaga, quello di due giorni fa potrebbe essere stato un gesto plateale per lanciare un messaggio, una vendetta nei confronti del sistema che lui accusava di averlo emarginato per le sue origini marocchine. I genitori di Salim El Koudri sono sconvolti. «Avevamo pranzato insieme, è uscito di casa poco dopo, non avremmo mai immaginato che facesse una cosa simile», hanno dichiarato agli agenti della Squadra mobile di Modena che li hanno sentiti ieri, per cercare di ricostruire la giornata del trentunenne che, sabato, alle 16.53 ha pigiato al massimo l'acceleratore della sua Citroen C3 e ha mirato la folla che si trovava nell'isola pedonale di via Reggio Emilia, nel centro di Modena, salendo due volte sul marciapiede e ferendo otto persone, una delle quali con un coltello, mentre cercava di scappare dopo il gesto folle.

A casa di El Koudri gli investigatori hanno trovato le medicine che avrebbe dovuto assumere per curare un problema psichico, ma sembra che avesse sospeso il trattamento. L'attenzione si concentra sul percorso di cure psichiatriche, intrapreso dal giovane tra il 2022 e il 2024: era stato ricoverato in un centro di igiene mentale a Castelfranco Emilia. Quanto successo, ha infatti sintetizzato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, sembra collocabile «in una situazione di disagio psichiatrico».I genitori, però, hanno aggiunto un dettaglio ritenuto importante per tratteggiare la personalità dell'indagato: il trentunenne, laureato in Economia, viveva in modo isolato. Aveva una passione per i videogiochi: trascorreva intere giornate chiuso nella sua stanza, davanti al pc o alla tv. Anche se per il momento gli inquirenti escludono che il movente sia legato al fanatismo religioso, verranno fatti accertamenti sul telefono e sugli altri dispositivi dell'indagato, accusato di strage e lesioni aggravate. Verranno passati al setaccio tutti i contatti social e verranno analizzate anche le chat presenti all'interno dei videogiochi utilizzati dal trentunenne. Non si tratta di un dettaglio: le piattaforme di gioco online e le chat integrate sono sempre più usate da gruppi terroristici ed estremisti per propaganda, reclutamento e comunicazione anonima.Per il momento a El Koudri non vengono contestati reati di terrorismo: frequentava sporadicamente un centro culturale islamico in provincia di Bologna, a Crevalcore, ma gli investigatori hanno ascoltato l'imam, che lo ha descritto come un ragazzo che non sembrava dare problemi. Anche le perquisizioni nella sua casa di Ravarino hanno dato esito negativo. Risposte importanti, però, arriveranno dall'analisi dei dispositivi elettronici. I familiari hanno raccontato che il trentunenne era abbattuto e deluso perché, nonostante avesse una laurea in Economia aziendale, non era ancora riuscito a trovare un lavoro adeguato al suo percorso di studi. Dopo la fine dell'università aveva avuto delle piccole occupazioni, una da operaio, ma da un anno era disoccupato. Era convinto che il motivo per cui non riusciva a trovare un impiego fosse di tipo razziale: sosteneva di non essere stato assunto in diverse aziende perché era straniero. Da qui l'ipotesi che possa avere meditato e organizzato un gesto plateale per vendicarsi del sistema da cui si sentiva respinto. Intanto gli inquirenti hanno acquisito i filmati delle telecamere di sorveglianza della zona e stanno verificando i tabulati e le celle telefoniche per ricostruire il percorso dell'indagato e per capire se, prima di lanciarsi sulla folla, abbia parlato con qualcuno.Il silenzio El Koudri non ha risposto ai pm che lo hanno interrogato prima di emettere il decreto di fermo, ha detto solo di essere «confuso». Si trova in carcere a Modena e oggi alle 14 è prevista l'udienza di convalida: assistito dall'avvocato Francesco Cottafava deciderà se rispondere o meno alle domande del gip. I pm nel decreto di fermo sottolineano che l'uomo ha «deliberatamente» investito 7 persone «che stavano camminando sulla strada». Un impatto «violentissimo» che ha comportato per le vittime «lesioni gravissime e gravi»: a una di loro sono state amputate le gambe; un'altra donna versa in pericolo di vita. A fermare l'aggressore è stato un gruppo di passanti. Uno, Luca Signorelli, è stato accoltellato. Ad aiutarlo c'erano anche Osama Shalaby, muratore egiziano di 56 anni, e il figlio Mohammed: «Non abbiamo avuto paura, siamo egiziani, abbiamo paura solo di Dio - ha detto Osama - sono 30 anni che vivo in Italia, ma non sono cittadino italiano, spero che il mio gesto serva a qualcosa».