I deputati vannacciani leggono le ultime dichiarazioni del capogruppo leghista in Senato Massimiliano Romeo e si danno di gomito, entusiasti. «Romeo dice che la Lega non è né di destra né di sinistra: per noi è fantastico». Lo interpretano come un segnale di smobilitazione, «ci lasciano una prateria», dicono, loro che si definiscono “la vera destra”. Una prateria «già piuttosto affollata», scherza il deputato Edoardo Ziello. D’altronde le sirene di Vannacci non hanno mai smesso di suonare. L’ultima adesione è quella della deputata Laura Ravetto. Anche lei, come Ziello e Rossano Sasso, ha abbandonato il Carroccio. E mano a mano che ci si avvicina alle Politiche del 2027, scommette l’europarlamentare leghista Silvia Sardone, «saranno in tanti a voler cambiare» con la promessa in tasca di una buona candidatura e la speranza di essere rieletti. Già si vocifera di altri due deputati leghisti in arrivo, i veneti Gianangelo Bof e Erik Pretto. Ma anche di una deputata di FdI: circolano i nomi di Alessia Ambrosi e di Naike Gruppioni. Ma è nei territori, tra i consigli comunali e regionali, che i vannacciani hanno la fila fuori. E si sono resi conto che a bussare alla loro porta sono soprattutto esponenti di Fratelli d’Italia. Sindaci, consiglieri comunali e regionali, assessori e politici di terza fila in cerca di quel riflettore che Giorgia Meloni non è riuscita a garantirgli. Vannacci, nell’intervista pubblicata ieri da questo giornale, assicura che Futuro nazionale «non sarà un refugium peccatorum». Intanto le sue file si ingrossano a un ritmo che i suoi referenti gestiscono con una certa fatica. E a Fratelli d’Italia è soprattutto questo che dà fastidio: il fatto che Futuro nazionale stia iniziando ormai ad avere una rappresentanza istituzionale nelle Regioni e nei Comuni. Uno dei primi a portare lo stendardo vannacciano in un consiglio comunale è stato Salvatore Porro, a Trieste, uomo di Fratelli d’Italia ma «contro la guerra». E allora, addio Giorgia. Per lo stesso motivo ha lasciato ad Arezzo Filippo Billi, che era nel direttivo provinciale di FdI. Anche a Terni, in Umbria, Vannacci ha un suo consigliere comunale, Orlando Masselli, che un tempo Meloni aveva candidato sindaco per sfidare Stefano Bandecchi. Sono tante gocce, anche molto piccole, che però continuano a scavare la terra meloniana. In Veneto a Bassano del Grappa è arrivato da FdI Gianluca Pietrosante, a San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, Simone Fabbrini. A Fossano, nel cuneese, Tiziana Airaldi. Il Piemonte è terra di conquista. A tenere le redini delle adesioni, lì, c’è un altro ex di FdI come il deputato Emanuele Pozzolo. In Veneto invece Vannacci ha incaricato del coordinamento Stefano Valdegamberi, consigliere regionale in carica, con un passato democristiano e leghista, ma capace di attrarre a sé il mondo meloniano. L’ultimo a salutare FdI, da quelle parti, è Luciano Sandonà, ex consigliere regionale che non era stato ricandidato dai Fratelli. Passato a Fn in coppia con Alberto Villanova, ex capogruppo della Lega in consiglio regionale, perché ai leghisti Vannacci - sarà anche per lo sfizio di togliere uomini a Salvini - non dice mai di no. E infatti il generale non si fa sfuggire l’occasione: «Chi è che diceva “Uno esce, uno entra?”», chiede con malizia ricordando il commento con cui proprio Salvini aveva salutato Ravetto. Anzi, come lui, erano ex consiglieri regionali in Veneto Andrea Bassi e il vicentino Joe Formaggio, entrambi usciti da FdI e passati a Futuro nazionale. «Il telefono non smette mai di squillare», sospira Sasso. Perché c’è chi cerca spazio e chi invece era uscito dalla politica da un pezzo, ma ora vuole fare un altro tentativo. Come il veneto Luca Bellotti, ex sottosegretario al Lavoro, politicamente nato con Alleanza nazionale e ora, di colpo, ammaliato dal generale in pensione. Vanta una storia politica ancor più radicata nella destra l’ex parlamentare campano Marco Cardiello, uomo partito dal Movimento sociale, poi finiano, mussoliniano (nel senso di Alessandra), berlusconiano, persino totiano, e oggi, perché no, vannacciano.
Più da FdI che dalla Lega. La campagna acquisti del generale Vannacci
Dopo Ravetto cresce l’adesione di esponenti di destra a Futuro nazionale. Il boom nei territori, ma ci sono anche altri parlamentari pronti al cambio












