Il carro è pronto, i buoi pure. Il progetto politico di Roberto Vannacci, pare prendere forma. «Non voglio far vincere la sinistra. Futuro Nazionale è uno squillo di tromba, una sveglia per una destra che ha perso radici e identità», sostiene il generale. Arianna Meloni è tranquilla: «Vannacci toglie voti alla premier? Siamo ancora all’inizio, non ci preoccupiamo». L’umore nero di Matteo Salvini, invece, riecheggia su Radio24: «Mi sono fidato della parola di un uomo, evidentemente è stata fiducia mal riposta».
È in una Milano blindata e sospesa, divisa tra la dimensione internazionale delle Olimpiadi invernali e la quotidianità caratterizzata da zone rosse e transenne, che si svolge la giornata del presidente del Consiglio Giorgia Meloni: una sequenza di tappe che si presenta come cronaca, ma che letta in controluce assume un significato politico più ampio. L’inizio non è olimpico ma molto più urbano, legato alla città reale e alle sue emergenze irrisolte.
Dopo aver visto Roberto Fico andare in autobus a Montecitorio e Carlo Cottarelli salire al Quirinale con lo zainetto, Sergio Mattarella aveva un sogno: farsi portare a un evento istituzionale in tram. Il presidente della Repubblica ci riesce nella notte olimpica, sul vecchio «gamba de legn» giallo guidato da Valentino Rossi che si ferma davanti a San Siro in nerazzurro (lui è interista). Il tricolore sale sul pennone, Laura Pausini intona l’inno di Mameli tarpato del sì finale. E la Cerimonia d’apertura dei XXV Giochi invernali può cominciare. Per 14 giorni l’Italia sarà al centro del mondo dello Sport mondiale.












