Negli Istituti di ricovero e cura (Irccs) si fondono insieme le attività di ricerca scientifica a quelle di cura dei pazienti. È qui, quindi, che le informazioni relative ai pazienti raccolte durante le cure possono entrare in un circolo virtuoso: diventano motore per studi clinici i cui risultati possono poi migliorare il modo in cui gli stessi malati vengono accolti e curati. È quello che succede al Policlinico San Matteo, dove è iniziato un progetto sull’utilizzo secondario dei dati sanitari a fini di ricerca ai sensi dell’art. 110-bis del Codice Privacy, attraverso un modello operativo che integra rigore normativo, sostenibilità organizzativa e valore scientifico. A frenare l’innesco di questo circolo virtuoso spesso è il pericolo di ledere il diritto alla privacy dei pazienti, ma il cosiddetto “modello San Matteo”, presentato il 18 maggio presso l’Aula Magna Ferrata del Campus Salute, all’interno del Policlinico, dimostra che è possibile farlo seguendo le norme e senza la necessità di acquisire nuovamente il consenso degli interessati.

Una sfida culturale

L’esperienza del San Matteo rappresenta un riferimento nazionale per gli Irccs, dimostrando come sia possibile tradurre la normativa in un modello operativo già funzionante, utile a supportare la ricerca e a valorizzare il patrimonio informativo sanitario in modo responsabile. “Gli Irccs rappresentano una delle espressioni più mature dell’integrazione tra produzione di conoscenza scientifica e presa in carico della persona – afferma Alessandro Venturi, presidente della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo –. I dati sanitari sono un patrimonio collettivo che consente alla medicina di evolvere verso modelli sempre più predittivi e personalizzati. La sfida è culturale prima ancora che normativa: costruire un sistema in cui innovazione, sicurezza giuridica e tutela dei diritti dei pazienti procedano insieme. L’esperienza del San Matteo dimostra che questo equilibrio è possibile”.