Dai ricercatori ai pazienti, passando per le aziende e gli ospedali. Ma anche al contrario: dai dati che fotografano come i malati vengono curati ogni giorno, dalla raccolta degli esiti riferiti dai pazienti, ai ricercatori, di nuovo coinvolgendo enti pubblici e privati. È la circolarità della ricerca clinica, che si alimenta e si migliora. È questa l’idea da cui nasce “Ricerca Circolare”, una campagna che si sviluppa attraverso strumenti partecipativi che vogliono valorizzare il ruolo della ricerca scientifica nel nostro Paese e rafforzarne il riconoscimento come bene comune e leva strategica per l’innovazione. Un’azione necessaria visto che l’Italia, pur forte di eccellenze riconosciute a livello internazionale, sta perdendo terreno nell’attrattività degli investimenti in ricerca, scivolando dietro a Paesi come la Spagna, la Francia e la Germania, come ha certificato una ricerca condotta da Altems.
A frenare gli investitori nella scelta dell’Italia sono principalmente le lungaggini burocratiche. “Basti pensare che in Francia per avere l’autorizzazione per partire con uno studio di fase 1 ci vogliono in media 21 giorni, da noi oltre 180”, ha raccontato Gennaro Daniele, Direttore dell’Unità di Fase 1 del Policlinico Gemelli di Roma, durante il primo appuntamento di “Ricerca Circolare Lab”, una serie di incontri che verranno organizzati sul territorio. “La cosiddetta parte regolatoria pesa molto perché mancano procedure omogenee su tutto il territorio. Quando parliamo di accesso dei pazienti all’innovazione parliamo anche di questo: poter partecipare alle prime fasi di sperimentazione vuol dire avere l’opportunità di assumere un farmaco anche 10 anni prima che sia disponibile”.







