In Italia l’investimento in ricerca e sviluppo registra un tasso tra i più bassi d’Europa, pari allo 0,8 per cento del Pil secondo i dati Istat. Anche la propensione all’innovazione è limitata e, nei settori tecnologicamente più avanzati come le neuroscienze, quantum, sicurezza e spazio, il posizionamento del nostro paese appare fragile. È partito da qui il terzo confronto annuale promosso dalla Fondazione Bruno Kessler, che questa mattina ha portato al Dama Tecnopolo di Bologna alcuni tra i principali esperti italiani di ricerca e innovazione, per riflettere su politiche industriali e trasferimento tecnologico nell’ambito del convegno “For a human-centered future. Ricerca e sviluppo per l’Europa di domani”. L’incontro ha offerto un’analisi delle priorità politiche e scientifiche che guideranno la ricerca europea e delle ricadute attese sul sistema industriale. Tutti temi che, alla vigilia del nuovo programma quadro dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione, non possono essere ignorati, come sottolineato dal presidente della Fondazione Bruno Kessler, Ferruccio Resta: “Le transizioni tecnologiche e produttive in atto - ha detto - stanno ridisegnando manifattura, sanità, energia, difesa e servizi, e la politica industriale non può permettersi di guardare altrove”. E ha aggiunto: “La Fondazione Bruno Kessler affronta questo cambiamento investendo sui giovani ricercatori e ricercatrici, sostenendo percorsi che trasformano la ricerca in iniziativa imprenditoriale e consolidando collaborazioni con l’industria capaci di accompagnare l’innovazione dalla frontiera scientifica alla sperimentazione sul campo”. Erano presenti anche, tra gli altri, i vertici di Acea Spa con il direttore del business non regolamentato di Acea spa Enrico Resmini, il presidente di Cineca Francesco Ubertini e il presidente di Marcegaglia, Antonio Marcegaglia, che ha sottolineato la “centralità della manifattura”, ma anche la necessità di “coniugare le esigenze dell’industria rimessa al centro dell’attenzione delle politiche industriali con la ricerca e con la politica”, oltre a “investimenti concreti” per realizzare questi obiettivi. I saluti istituzionali sono stati affidati al sindaco di Bologna, Matteo Lepore, che ha posto l'accento sulla "grande sfida del Tecnopolo", perché "qui ci sono due miliardi investiti" che "stanno trasformando la città ma soprattutto stanno dando a Bologna una nuova opportunità". È poi arrivato il turno del vicepresidente dell'Emilia-Romagna Vincenzo Colla, che ha sottolineato: "L'Europa deve recuperare sovranità tecnologica, perché senza sovranità tecnologica non c'è sovranità politica". Il vicepresidente della provincia autonoma di Trento Achille Spinelli, invece, ha evidenziato la "sicurezza e la continuità degli investimenti" nella ricerca da parte del territorio trentino. Durante l’incontro è stata sottolineata l’importanza di creare integrazione “tra ricerca avanzata, industria e reti europee” al fine di permettere all’Europa di “tornare ad essere competitiva e protagonista nei grandi processi di innovazione globale”. Ed è fondamentale, in questo senso, "rafforzare la capacità europea di investire sulle tecnologie di frontiera”, ha insistito Ferruccio Resta. L’attenzione va quindi allo sviluppo di tecnologie quantistiche e in particolare di qubit superconduttivi, dove il team di ricerca del Centro Sensors & Devices ha prodotto il primo qubit interamente sviluppato in Italia. Parallelamente, nelle Clean Room della fondazione vengono sviluppate tecniche di packaging ed elettronica flessibile miniaturizzata con applicazioni nel settore medicale e in particolare dell’oncologia di precisione. Grande attenzione, infine, a robotica, visione e intelligenza artificiale.