Lo psicodramma sulla deroga al patto di stabilità per coprire il rincaro dei costi dell’energia e non perdere l’opportunità di staccare un assegno extra da 14,9 miliardi di euro alle lobby militari non risolverà i problemi strutturali dell’economia italiana e produrrà effetti irrilevanti su chi va alla pompa di benzina con il salario taglieggiato dal caro carburanti. Il nuovo decreto che sarà varato oggi dal Consiglio dei ministri dovrebbe confermare lo sconto sul gasolio di 24 centesimi al litro (e di 6,1 centesimi sulla benzina) sia per il miliardario che per il nullatenente. In compenso la deroga farà un omaggio alle imprese favorevoli all’operazione: coprire i danni prodotti dalla guerra di Trump e del complice Netanyahu contro l’Iran con i soldi pubblici. Nel frattempo l’inflazione potrebbe crescere quest’anno al 3,2% e dell’1,8% l’anno prossimo. Sempre che il caos nello stretto di Hormuz non trovi prima una soluzione. In ogni caso i danni li pagheranno famiglie e imprese costrette a ridurre di più consumi e investimenti. Questo è lo scenario emerso dalle previsioni economiche presentate ieri dalla Commissione Europea a Bruxelles.
GIORGIA MELONI si presenterà alle elezioni politiche dell’anno prossimo con un paese ultimo in Europa per crescita (0,5%) e primo per debito pubblico (in aumento dal 138,5 al 139,2%). Il deficit al 3,1% sul Pil ha impedito per ora di rientrare dalla procedura europea di infrazione, ma potrebbe calare al 2,9% l’anno prossimo. È possibile una revisione in autunno in vista della legge di bilancio. La Commissione ha aggiunto un altro elemento: il deficit resterebbe al 2,9% anche l’anno prossimo. Sempre che la situazione non peggiori. In base al patto di stabilità firmato dal governo Meloni nel 2023, l’Italia dovrà continuare comunque ad accumulare avanzi primari di bilancio e a bloccare la spesa sociale. Insomma a spremere come un limone un paese esausto. La crescita resterà quasi ferma: allo 0,6% nel 2027. E non potrà più contare sulla respirazione artificiale del Pnrr che finisce il mese prossimo. Resterà il traino dell’export: 727 miliardi di dollari nel 2025, al quinto posto nel mondo con un incremento del 4,2 per cento in un anno. «Dati positivi, quasi sorprendenti, se si guarda al contesto» si è consolato ieri il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti. Dovrebbe però essere noto che un’economia export-led come quella italiana ammazza la domanda interna, impoverisce i salari ed è un fuscello davanti alle politiche protezionistiche.













