Qual è il vero nodo del contendere tra il governo italiano e la Commissione Ue sul patto di stabilità. L'approfondimento di Liturri

Con la lettera di oggi Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen sale di livello lo scontro tra Roma e Bruxelles sui margini di bilancio disponibili per mitigare l’impatto della crisi dei prezzi energetici su famiglie e imprese.

Come spieghiamo ai cittadini che è possibile fare debiti per le spese militari ma non per proteggere i posti di lavoro e i redditi degli italiani? È in sostanza la domanda della Meloni, a cui, a stretto giro, è arrivata la risposta negativa (con qualche spiraglio di apertura) da Bruxelles. La crisi si affronta con gli strumenti disponibili, cioè la modesta flessibilità già esistente nelle regole e, “per il momento”, non si ritiene necessario attivare la clausola nazionale di salvaguardia.

La novità è che l’Italia si presenta allo sconto mettendo in discussione l’adesione al prestito Safe da 150 miliardi, per il quale entro fine maggio scade il termine, quasi perentorio, per l’adesione definitiva.

La lettera della Meloni arriva dopo diverse settimane di intenso pressing sulla Commissione da parte del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti che, di solito non parla molto e, proprio per questo motivo, quando lo fa, significa che c’è un problema grave.