Un format ben collaudato. Il video del ministro israeliano Itamar Ben-Gvir che sbeffeggia gli attivisti della Flotilla non è certo il primo di questo genere. Nonostante ieri ci sia stata la presa di distanza di parte dell’esecutivo, in Israele (e non solo) lo conoscono bene e finora nessuno ha pensato di porgli un freno. Ostentare disprezzo, inneggiare all’odio, umiliare i prigionieri in filmati sui social sono ormai marchi di fabbrica del colono estremista diventato ministro. In queste ore però l’indignazione e la colpa sono state scaricate interamente su di lui. Un bersaglio perfetto per molti esponenti politici, che hanno potuto così sorvolare sulle responsabilità di colui che dell’ascesa di Ben-Gvir e di altri estremisti è corresponsabile: il primo ministro Benjamin Netanyahu. L’intero esecutivo che sta strangolando Gaza e la Cisgiordania è espressione di quel modello. E al suo interno conta esponenti come Miri Regev, che in un video ha insultato gli attivisti proprio come ha fatto Ben-Gvir.

Entrato nel governo nel 2022 con la nomina a ministro della Sicurezza nazionale, Ben-Gvir ha ottenuto da Netanyahu legittimità e responsabilità cruciali per il Paese, come la gestione delle forze di polizia e di frontiera. Le tante provocazioni che ha in curriculum non sono rimaste tali, ma si sono trasformate in provvedimenti concreti. Anche perché Netanyahu non può permettersi di perdere il suo sostegno: i 6 seggi occupati dal partito ultranazionalista di cui è alla guida, Otzma Yehudit (Potere ebraico), sono essenziali per tenere in vita la coalizione di governo. Il suo programma, di stampo razzista e suprematista, ha trovato le porte spalancate. Nel corso del suo mandato ha lavorato per delegittimare la Corte Suprema, ha proposto l’annessione della Cisgiordania, e ha promosso la legge sulla pena di morte con impiccagione per i palestinesi approvata un mese fa dalla Knesset. Un voto che Ben-Gvir ha celebrato stappando una bottiglia in aula e indossando una spilla con il cappio.