SUSEGANA (TREVISO) - I sindaci della Marca si compattano attorno ai lavoratori di Electrolux. Dalla riunione che ha coinvolto 18 rappresentanti di 16 Comuni del territorio è emersa una linea politica netta: difendere il tessuto produttivo e chiedere un ruolo diretto nelle trattative sul futuro del gruppo. Un fronte comune che si è saldato ieri pomeriggio, davanti al municipio di Susegana, dove un centinaio di dipendenti dello stabilimento hanno scioperato per un'ora e 45 minuti contro il piano industriale che ha annunciato il taglio di 1.700 lavoratori, 200 da Susegana. A guidare la posizione dei sindaci è stato Gianni Montesel, sindaco di Susegana, che ha parlato apertamente della necessità di difendere il territorio: «Dopo una disamina generale è emersa la volontà di imboccare la strada della difesa del territorio. Ci sentiamo parte dei lavoratori che dovrebbero rimetterci il posto di loro e lavoriamo per loro, il territorio deve dare una risposta potente, da queste industrie deve essere abitato, non parcheggiato: qui ci stiamo giocando il futuro del territorio».
Electrolux, Stefani: «Inaccettabili i piani annunciati dall'azienda» LA RICHIESTA Montesel ha inoltre annunciato la richiesta formale: «Da parte nostra è una linea ferma, i sindaci chiedono che ci sia un rappresentante inserito al tavolo della trattativa, e quel rappresentante sarò io - continua Montesel -. Quello che è preoccupante per il territorio è la perdita di qualsiasi capacità produttiva della piccola-media industria che in questo sistema attinge».Davanti al municipio sono arrivati i sindaci per portare solidarietà ai lavoratori. Tra loro Fabio Chies, sindaco di Conegliano, che ha espresso forte preoccupazione per le ricadute sull'intero indotto: «Mi preoccupa molto questa situazione non solo per i lavoratori, ma anche per l'indotto intero. Si rischia che non ci sia un piano strutturale che permetta e garantisca la riassunzione di quelli che sono rimasti a casa. Chiediamo all'azienda un tavolo che metta a disposizione un piano strutturale per il futuro con investimenti importanti, ma che garantisca le famiglie e i lavoratori, tante persone che rischiano di rimanere a casa creando un problema per un territorio che fa dell'Inox valley una grande tradizione». Sulla stessa linea anche il sindaco di Santa Lucia di Piave, Fiorenzo Fantinel: «La concorrenza sleale arriva dalla Cina e dalla Corea con i dazi che non vengono applicati, cerchiamo una parità di trattamento per salvaguardare i lavoratori. I sindaci sono l'avamposto, ma chi ha la possibilità di decidere sui processi economici è il Governo, deve fare gli interessi della nazione con la salvaguardia dell'azienda». LE RSU Dal fronte sindacale il clima resta teso. Paola Morandin, Rsu della Fiom Cgil e dipendente Electrolux da quasi quarant'anni, ha definito così il piano industriale presentato: «Vogliamo un futuro per noi, per la nostra fabbrica e per i nostri giovani. Il piano che ci ha presentato l'azienda non è sostenibile. Oltre ai 1700 esuberi su 4500 lavoratori che hanno annunciato, il problema è il futuro perché un taglio così netto significa che Electrolux non vuole investire in Italia». I sindacati attendono ora il confronto: «Non abbiamo visto davanti alle fabbriche nessuno se non i nostri sindaci. Chiediamo tutti di venire fuori dalla fabbrica e vedere che faccia hanno quelli che loro chiamano esuberi e che noi chiamiamo lavoratrici e lavoratori. Venite e toccate con mano la disperazione e il rischio che noi stiamo correndo».Sulla nota emanata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, Morandin afferma: «Che il piano sia inaccettabile lo diciamo dall'11 maggio, è troppo pesante e a pagare sono i lavoratori. Non possiamo rimettere la nostra vita e le condizioni di lavoro. Vogliamo lavorare come stiamo facendo ora e come abbiamo sempre fatto, abbiamo firmato tanti accordi che dovevano mantenere al sicuro la nostra fabbrica, ma non sono stati applicati».














