Il Parco Nazionale della Costa Teatina, che comprende otto comuni della provincia di Chieti (Teate è l’antico nome di Chieti), è stato individuato con la legge 344/1997 e istituito con decreto del Ministero dell’Ambiente nel 2001; fin da subito la Regione Abruzzo lo ha contrastato sollevando una questione di legittimità, poi rigettata dalla Corte Costituzionale.
I sindaci non si sono mai messi d’accordo per una mappatura condivisa: nel 2011 il decreto Milleproroghe del Governo aveva stabilito il 30 settembre come data finale entro cui Regione e Comuni dovevano definire la loro proposta, in seguito il termine è stato prorogato più volte, tutto invano. Nel 2014 venne nominato un commissario ad acta che un anno dopo presentò l’ipotesi di perimetrazione provvisoria con le necessarie misure di salvaguardia, un lavoro contestato dai sindaci dell’area, preoccupati per i vincoli ambientali. Oggi, a 25 anni di distanza, siamo ancora ai nastri di partenza.
Le difficoltà sono nate fin dalla scelta del nome: l’area protetta disegnata si estende lungo la costa, territorio che secondo gli esperti non appartiene alla storia culturale e geografica dei teatini dell’entroterra ma all’antico popolo italico dei Frentani. Nel dicembre 2025, poi, un emendamento alla Legge nazionale di Bilancio ha proposto di cambiare il nome dell’area protetta in “Parco della Costa dei Trabocchi e Teatina”, una modifica ‘sostanziale’ (“una scelta che rende finalmente quest’area rappresentativa della reale identità del nostro territorio”).














