Cinque dimissioni su nove al Comitato Tecnico Scientifico, pareri ambientali bloccati, l'Etna Marathon rinviata a settembre per la prima volta in vent'anni. Sul Parco dell'Etna è scoppiato un caso che ha investito la Regione Siciliana, gli organizzatori sportivi e il mondo politico. Ma per l'Ordine degli Architetti PPC di Catania la questione vera è un'altra. All'Ordine non interessano le beghe burocratiche né le contrapposizioni interne agli organismi tecnici ci interessa che il Parco dell'Etna torni a essere ciò per cui è nato: il cuore vivo dell'architettura, del progetto e del paesaggio etneo. Un grande presidio culturale, non un cantiere di paralisi». Il tema, per il presidente OAPPC etneo, non è chi siede nei comitati: «Vogliamo qualità delle decisioni che da quei comitati devono uscire - prosegue - e capacità del Parco di accompagnare con intelligenza le trasformazioni di un territorio che è patrimonio dell'umanità.Istituito con la legge regionale del 1987, il Parco dell'Etna nacque con una visione moderna: non semplice apparato vincolistico, ma strumento di equilibrio tra tutela, presenza umana, sviluppo sostenibile e comunità locali. È a quella visione che, secondo l'Ordine, occorre tornare. Una visione che affonda nelle radici della Repubblica - l'articolo 9 della Costituzione, alla cui elaborazione contribuì anche il catanese Concetto Marchesi - e che trova la sua definizione più matura nella Convenzione Europea del Paesaggio del 2000: l'uomo, finalmente, parte integrante del paesaggio e non elemento estraneo. Una sensibilità con radici antiche in Sicilia: già nel Settecento il Regno emanò provvedimenti per la tutela dei castagneti e delle antichità, da Carpineto a Taormina. Il paesaggio dell'Etna, oggi, non è solo la sommità del vulcano. Sono i vigneti, i castagneti storici, i terrazzamenti lavici, i borghi rurali, le strade, le architetture contadine, i sentieri. Un paesaggio culturale vivente, riconosciuto dall'UNESCO. Le norme paesaggistiche più avanzate non si limitano alla conservazione, chiedono il migliore inserimento dei manufatti nel paesaggio, valorizzando accanto alle tipologie tradizionali anche le architetture di qualità dedotte da forme e linguaggi contemporanei. Tutela non significa immobilismo: significa accompagnare le trasformazioni attraverso il progetto e la qualità architettonica.In questa prospettiva il ruolo degli architetti diventa centrale. Non si tratta solo di progettare edifici, ma di interpretare il territorio, leggerne le relazioni storiche, ambientali e culturali, guidarne le trasformazioni senza alterarne l'identità. Sull'Etna il progetto deve farsi strumento di armonia tra lava, boschi, agricoltura e borghi. L'auspicio dell'Ordine è che la fase attuale sia rapidamente superata e che il Parco torni a essere una grande istituzione territoriale: motore di sviluppo sostenibile, di custodia del territorio, di prevenzione del dissesto idrogeologico, di promozione culturale e turistica, di sostegno alle economie agricole storiche. Non un luogo di paralisi, ma il cuore pulsante della cultura del paesaggio etneo. L'Ordine degli Architetti di Catania è pronto a mettere a disposizione le proprie competenze tecniche e culturali per costruire questo futuro.
Parco dell’Etna: «Basta beghe burocratiche, il Parco torni a essere il cuore del paesaggio»
Cinque dimissioni su nove al Comitato Tecnico Scientifico, pareri ambientali bloccati, l'Etna Marathon rinviata a settembre per la prima volta in vent'anni. Sul Parco dell'Etna è scoppiato un caso che ha investito la Regione Siciliana, gli organizzatori s










