Era attratto dalla jihad. E aveva cercato di arruolare altre persone alla causa dei fratelli musulmani. Un dato emerso analizzando il cellulare del quindicenne tunisino dove gli investigatori dell’antiterrorismo internazionale avevano recuperato, tra l’altro, un video nel quale il giovane aveva il volto travisato dal passamontagna. E, in nome di Allah, minacciava di commettere "gravi azioni di violenza contro i miscredenti", spiegava la polizia nell’ottobre scorso quando digos e carabinieri di Montepulciano eseguirono la misura cautelare portandolo in una comunità. Tutto era iniziato dalla denuncia del padre, quando il ragazzo si era allontanato nel dicembre 2024. Preoccupato, si era rivolto ai carabinieri della stazione di Montepulciano che, un paio di ore dopo, aveva rintracciato il giovane mentre vagava alla periferia del paese della Valdichiana. Sembra lungo la strada che conduce a Pienza. Non poca la sorpresa quando si scoprì che lo studente non solo aveva con sè un coltello a scatto ma, come detto, manifestava simpatia per il terrorismo islamico. Di conseguenza fu allora che gli venne sequestrato il cellulare delegando l’analisi alla digos di Firenze. Fu come aprire una sorta di vaso di pandora, venne indagato per arruolamento con finalità di terrorismo internazionale, per porto d’armi o oggetti atti ad offendere. "Il minore ha subito gli effetti dell’indottrinamento", affermò all’epoca la polizia. Era arrivato in Italia da poco più di tre anni.