Un 22enne italiano di origini marocchine è stato fermato giovedì sera dalla polizia di Reggio Emilia con l'accusa di arruolamento con finalità di terrorismo, anche internazionale. Era in via Roma, nel centro della città, mentre era in programma una partita di basket di livello nazionale che richiamava migliaia di persone e un concerto in piazza San Prospero: il centro era affollatissimo. Armato di coltello, secondo quanto ricostruito dalla procura reggiana – coordinata con quella Antimafia e Antiterrorismo di Bologna – era pronto a scagliarsi contro i passanti. Una segnalazione ha allertato la Digos e gli agenti lo hanno individuato mentre camminava da solo. Il giudice ha disposto per lui la custodia cautelare in carcere.La storia del giovane, senza fissa dimora, è nota alle forze dell'ordine da due anni. Dal 2024 veniva monitorato dalla Direzione centrale della Polizia di Prevenzione: in Germania, dove viveva con la famiglia, era stato arrestato per alcuni reati e si era dichiarato più volte sostenitore dello Stato islamico. Espulso dalla Germania, era rientrato in Italia a gennaio. Questura, centro di Salute mentale e servizi socio-assistenziali reggiani lo avevano inserito in un percorso di assistenza, interrotto però quando una sua utenza telefonica era stata individuata all'interno di chat in cui si lavorava all'organizzazione di attentati. Sul cellulare sequestrato giovedì sera gli inquirenti hanno trovato conversazioni con un soggetto sospettato di essere affiliato allo Stato islamico, che gli aveva proposto di istruirlo e finanziarlo per compiere un attacco, in Italia o all'estero. Proposta a cui il 22enne avrebbe acconsentito. Le indagini proseguono.L'episodio arriva cinque giorni dopo un altro fermo per la stessa ipotesi di reato, questa volta a Firenze: il 20 maggio la Digos fiorentina ha arrestato un quindicenne tunisino, in Italia da tre anni, accusato di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale. Il ragazzo era già stato collocato in comunità nell'ottobre 2025 per la medesima accusa. Il giudice aveva disposto la messa alla prova a marzo 2026, ma dal giorno successivo alla revoca il minore aveva ripreso i contatti – con una nuova utenza – con account riconducibili ad affiliati allo Stato islamico. Sul suo cellulare sono state trovate immagini di terroristi islamici noti. In alcune chat si era dichiarato pronto ad agire, aveva chiesto indicazioni sul luogo e si era mostrato interessato a reperire armi. Il gip del tribunale per i minorenni ha disposto la custodia cautelare in istituto penale minorile, definendolo "soggetto pericoloso" che non avrebbe "mutato le proprie convinzioni ideologiche".Sullo sfondo resta la strage di Modena, dove il 16 maggio scorso Salim El Koudri a bordo di un'auto ha falciato sette passanti in centro città e accoltellato alcune delle persone che hanno tentato di fermarlo. Secondo quanto riferito dalla trasmissione "Fuori dal Coro" e ripreso da alcune testate, nel cellulare di El Koudri – 31enne di origini marocchine, ma nato a Seriate, in provincia di Bergamo – sarebbero stati trovati video dal contenuto violento. Secondo l'Ansa, invece, nell'ultimo periodo El Koudri si era interessato ad attentati commessi in Europa, con ricerche web su piattaforme generaliste e scaricando contenuti. Sarebbe uno dei primi esiti dai dispositivi del 31enne di Ravarino. Non risulterebbero, secondo l'agenzia, video di scene violente e pare confermata l'assenza di legami con gruppi organizzati. L'ipotesi di una matrice terroristica al momento non è confermata dalla procura. Il Gip ha convalidato l'arresto e la custodia cautelare in carcere per El Koudri, con le accuse di strage e lesioni aggravate, mentre proseguono le indagini di squadra mobile e Digos. Che il jihad sia una minaccia residuale appartiene a una narrazione che fatica a reggere. Ne scriveva su questo giornale, quattro giorni fa, Luca Gambardella.